Vetiver e Agricoltura Pt.2: Sinergie Agricole

Vetiver e Agricoltura Pt.2: Sinergie Agricole

Quale impiego per il Vetiver in agricoltura?

Partiamo dall’apparato radicale esclusivamente verticale, di enormi dimensioni ed in grado di penetrare per metri nella stratigrafia: la sua struttura è fascicolata, la sezione media delle radici è compresa tra 0,2 e 2 mm: in breve la superficie di contatto tra pianta e suolo, se rappresentata bi-dimensionalmente, assommerebbe a dimensioni enormi.

Tale struttura attira attivamente, con segnali chimici ed elettrici, forme di vita fungo-batteriche aerobiche, le micorrize, che sfruttano gli essudati zuccherini prodotti dalla pianta e liberati nel terreno dalle radici, in ritorno le micorrize restituiscono sostanze minerali elaborate che la pianta assorbe.

La sostanza organica presente nel terreno dunque, non è solo la materia vegetale decomposta, è anche il residuo di passate generazioni di colonie batteriche che influiscono anche sul colore del terreno.

I l processo di trasformazione e trasporto si ripete  per l’intera lunghezza dell’apparato radicale, che penetra nel terreno per minimo due metri e con una larghezza di circa 170 cm di diametro, portando fertilità in profondità e facendo risalire per capillarità gli elementi nobili vincolati.
Alla base, la pianta forma un intricato reticolo di fibre in grado di fermare ed accumulare anche la frazione argillosa più sottile trascinata dalle piogge, insieme a semi di essenze spontanee e materiale organico sciolto, presenti sul terreno e veicolati da acqua e vento.

La siepe diventa in breve tempo un filtro, un laboratorio di biodiversità ed una banca, (Base di Bio Accumulazione), dove tutte le informazioni fungo batteriche trascorse, relative agli avvicendamenti colturali effettuati nel tempo, si incontrano e vengono memorizzate. Presso queste strutture inoltre, diventano visibili le condizioni del terreno circostante grazie alla germinazione delle essenze indicatrici spontanee.

La parte foliare vera e propria è generalmente capace di giungere a due metri e mezzo di altezza in 18 mesi laddove rimanga indisturbata ed in presenza di acqua in periodo vegetativo; oltre all’ovvia funzione di frangivento (circa 10m lineari di efficacia dalla ceppaia), la biomassa aerea ospita una grande varietà di insetti ed in breve si accredita quale miglior territorio di caccia e riproduzione, sottraendo alle colture il potenziale dannoso delle infestazioni.

La biomassa aerea di per sé costituisce una formidabile risorsa: test in campo ed in laboratorio condotti nel 2014, hanno rivelato che la produzione è pari a circa 10kg per metro lineare di siepe, con una umidità relativa pari al 56,30%, ed un contenuto di Carbonio del 20,50%, dopo lo sfalcio l’umidità scende in pochi giorni fino al 11% con l’essiccazione in campo. La quantità di biomassa asportabile da un ettaro di superficie è pari a circa 100T/ha/anno.

Dunque una prima risposta alla domanda sull’utilità in agricoltura potrebbe essere: ottima paglia per l’agricoltura sinergica e fertilità.

 

By | 2017-01-23T20:49:01+00:00 gennaio 23rd, 2017|Agricoltura|0 Comments

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