Sicurezza

Sicurezza 2017-06-20T20:37:42+00:00

Le statistiche estratte dal sito SICI, Sistema Informativo Catastrofi Idrogeologiche riporta una completa analisi degli eventi disastrosi dal 1900 al 2002, lo studio riporta le percentuali relative alla natura di tali disastri ed i loro effetti in termini di mortalità: il primato spetta con il 52,64% agli eventi franosi mentre il secondo posto con il 47,36% è assegnato alle inondazioni per un totale complessivo di 12,614 tra morti, feriti e dispersi con un totale di 1995 eventi disastrosi; Nello stesso periodo di tempo, per le stesse cause, il numero di sfollati e senzatetto è giunto alle 700,200 unità.

La distribuzione storica di questi dati, 1400-2002 eventi franosi, 1500-2002 inondazioni, ci fornisce un ulteriore dato intuitivamente desumibile: la maggior parte degli eventi è concentrata nel periodo di tempo a noi più vicino; la pressione posta sul territorio, in qualche modo, ne deve essere responsabile.

La distribuzione stagionale degli eventi in analisi riserva un’altra certezza: si evince infatti che la massima probabilità di eventi franosi ed inondazioni è nei mesi di Ottobre e Novembre, l’autunno e la ripresa delle piogge agiscono sul terreno in maniera progressivamente più violenta. Data la visura storica dei fenomeni, è possibile intuire che questi dati (fermi al 2002) non miglioreranno senza interventi strutturali.

Altri dati di interesse sono quelli relativi all’andamento delle temperature. Di seguito sono indicati i dati statistici relativi all’andamento delle temperatura media negli ultimi due secoli, aggiornati a Giugno del 2011.

La fonte è l’ Istituto per le Scienze Atmosferiche e Climatiche del CNR.

Si noti come la tendenza all’aumento rimane costante nel tempo e come dalla metà degli anni Ottanta i valori siano scollinati stabilmente in campo positivo.

E’ appunto dalla metà degli anni Ottanta che il disseto idrogeologico ha occupato stabilmente le cronache quale causa di morte diffusa sul territorio nazionale.

La mitigazione del rischio, in Italia è purtroppo ferma allo stadio di ricerca e mappatura, per altro incompleta e non è tuttavia chiaro a chi competa la messa in sicurezza del territorio e con quali metodi, sebbene esistano bilanci in deroga e di enormi dimensioni per effettuare gli interventi POST-EMERGENZIALI.

Il rischio nel suo complesso, coinvolge molte aree, si potrebbe definire come il complesso di cause che possono esporre la vita, le proprietà e le attività dei residenti e minare la capacità di un territorio di produrre lavoro ed attrarre investimenti. Il riflesso delle conseguenze degli eventi disastrosi, si spinge fino al piano sociale e di ordine pubblico, quindi appare evidente come una politica di mitigazione del rischio, coordinata e dotata di strumenti, sia strategica alla crescita ed allo sviluppo della nazione.

Ecco le aree sensibili a cuI SI APPLICA la mitigazione del rischio :

  • Dissesto idrogeologico

  • Alluvione

  • Perdita di infrastrutture

  • Perdita di vite umane

  • perdita di attività economiche

  • inquinamento (acque superficiali e di falda, terreni)

  • perdita di capacità produttiva (agricoltura)

Il sistema vetiver ha la capacità di fornire soluzioni sostenibili e a basso costo in tutti gli ambiti di cui sopra ed in particolare:

  • Stabilizzazione di pendii a rischio

  • Controllo dell’erosione superficiale

  • Rinforzo strutturale di argini e moli

  • Stabilizzazione di tagli stradali/ferroviari

  • Rinforzo strutturale dei pilastri per ponti, tralicci, oleodotti, platee, sbancamenti.

  • Smaltimento del percolato di discarica

  • Depurazione/smaltimento delle acque reflue civili ed industriali

  • Lotta alla desertificazione

Ma più in generale, dall’applicazione del metodo, traggono beneficio tutte quelle situazioni dove la pressione antropica ha inciso in maniera troppo profonda: per esempio il carico di inquinamento di una discarica, provoca guasti a tutte le aree limitrofe: dal valore commerciale delle zone adiacenti, alla salute delle persone, oppure quelle situazioni dove pratiche agricole obsolete, unite a variazioni climatiche e monocoltura, hanno prodotto problemi ambientali seguiti poi da un decadimento dei livelli di retribuzione e contribuzione, disoccupazione con spopolamento di grandi aree.

Essendo un metodo che necessita di un buon input di manodopera, quando utilizzato in maniera estensiva e strutturale, ha dimostrato di poter contribuire anche al tessuto sociale delle aree di applicazione; il suo utilizzo in una logica di ricaduta ulteriore, può generare un valore aggiunto in termini di produzione energetica ed attrazione di investimenti industriali.

Il Sistema Vetiver, indirizza contemporaneamente più ambiti, producendo dalla sua applicazione ricadute molto interessanti che vanno oltre la semplice soluzione del problema evidente.

Nessun altro metodo bio ingegneristico è in grado di fornire soluzioni articolate e complesse che tocchino ambiti molteplici. In questo senso, la mitigazione del rischio è un concetto da interpretarsi in maniera molto ampia.

Il sistema vetiver può essere effettivamente considerato una risorsa strategica per la crescita, la sicurezza e lo sviluppo.