Pensieri: Incontro in Vietnam

icv6Il prossimo evento internazionale di maggio vedrà la partecipazioni di tanti nomi importanti e non importanti: saranno le tante persone che hanno fatto una vita di lavoro con il Vetiver System con tenacia e fiducia, anche quando tutto sembrava ostacolarli. Anche per noi funziona così (ormai da venti anni), ma purtroppo non possiamo partecipare all’evento. Sappiamo che saranno presenti nomi provenienti da mezzo mondo, anche italiani. E qui si deve aprire una dolente parentesi: tramite questo blog tutti voi sapete cosa è stato fatto e scritto da Vetiver Sardegna, cosa abbiamo testato, provato, piantato, studiato e divulgato tramite web negli ultimi anni. Siamo fieri dei nostri sforzi volti a fare del sistema Vetiver un mondo fruibile a tutti! “Let a thousand blooms flower”: è la frase ricorrente del Network International (di Richard Grimshaw, il fondatore) e noi abbiamo inteso promuovere questo concetto in tutti i campi di applicazione. Abbiamo deciso di introdurre prezzi competitivi, reali ed onesti anche irrompendo in un mercato, quello italiano, ove erano presenti realtà produttive non certificate. Le nostre fotografie di lavori effettuati sono state inserite nel sito internazionale con grande soddisfazione, certi che la provenienza e la proprietà delle immagini venisse rispettata da tutti. Abbiamo, tuttavia, constatato che non è sempre così: sono state riproposte da altri (italiani) in alcuni eventi, foto dei nostri lavori (ovviamente di successo) vantandone meriti e proprietà. Questa cosa è molto discutibile, ma non è nel nostro stile polemizzare senza i diretti interlocutori: preferiamo approfondire il concetto del prezzo che noi offriamo. Quando abbiamo iniziato, venti anni fa, il costo per pianta si aggirava intorno ai 5€ (a radice nuda con minimo tre getti). Siamo riusciti mediante una ottima economia di scala, a ridurre il prezzo ad 1,65€ per lo stesso prodotto (certificato dal Network): chiunque chieda un prezzo superiore non lo fa in maniera onesta. Abbiamo scelto di vendere piante a radice nuda poichè le piante vendute in vaso sono meno efficaci: le radici in vaso vanno ad avvolgersi e non si inseriscono correttamente nel terreno una volta piantumate. Desideriamo aggiungere una cosa, per noi fondamentale: oltre alle piante noi offriamo assistenza e know-how al fine di ottimizzare l’attecchimento e soddisfare la nostra clientela. Un lavoro ben fatto non richiederà interventi futuri e sarà sempre una meravigliosa vetrina per altri progetti oltrechè non danneggerà l’immagine del sistema Vetiver che noi tanto rispettiamo. In buona sostanza: noi non possiamo partecipare all’evento del Vietnam, ma altri lo faranno….speriamo che siano della stessa nostra formazione e con affinità simili così da portare avanti lo stesso discorso senza inutili competizioni o diatribe.

Il lungo viaggio del Vetiver

Il lungo viaggio del vetiver, le prospettive di espansione, le scelte etiche e produttive: tutto ciò nasce da una volontà ben precisa di dare vita e seguito ad un progetto che non è solo legato alla pianta ed al “sistema vetiver” che caratterizza tutta la storia di cui parliamo. Ma, ben più importante, è la scelta di una azione di sviluppo dell’uomo legata alla terra, alla naturale relazione tra stagioni, territorio, comunità, produttori, installatori. Ad unirli la volontà di cercare mezzi idonei per combattere contro l’usura della nostra terra, contro l’inquinamento, contro lo sfruttamento e l’impoverimento dei terreni, contro l’abbandono di argini e sistemi fluviali, la progressiva modificazione delle condizioni climatiche. Ma da dove siamo partiti? Dove ha preso il via tutto quanto e come ci stiamo muovendo?

Vetiver Italia cresce attraverso l’impegno costante nella ricerca e nello studio della nostra prodigiosa pianta, con uno sforzo organizzativo ed economico che spesso supera le forze degli operatori. Marco Forti, Coordinatore Nazionale del Vetiver Italia Network e Senior Technical Consultant del “The Vetiver Network International” ha “conosciuto ” ciò che sarebbe entrato prepotentemente nella sua vita professionale e di scommessa per il futuro nostro e dei nostri figli, durante i suoi studi in Australia. L’incontro con uno dei massimi esperti del vetiver nel mondo,  Paul Truong, è stato il primo passo per iniziare una avventura che oggi si collega in maniera strettissima con tutte le altre  esperienze internazionali che fanno del vetiver un fenomeno unico mondiale. Truong,  direttore del Vetiver Consulting of Australia,  e     direttore tecnico del “The Vetiver Network International” è autore con Tran Tan Van e Elise Pinners del “Manuale tecnico di riferimento per l’applicazione del sistema vetiver”.  Con lui e con l’apporto quasi paterno di Dick Grimshaw, fondatore nel 1994 del  Vetiver Network International, attivo nell’uso del “sistema vetiver” dal 1986, Marco Forti ha preso coscienza e coraggio: coscienza di come realmente un nuovo mondo ed un nuovo modo di rispondere ai problemi che l’uomo crea alla natura, esistano; coraggio di rischiare su se stesso e di cercare di portare l’esperienza intercontinentale, specifica del “sistema vetiver”, anche nel bacino del Mar Mediterraneo, partendo dall’Italia, dalla Sardegna, dove nel frattempo Marco Forti si è stabilito e vive e lavora ancora oggi.

La Sardegna, posta al centro del Mediterraneo, punto di congiunzione tra Europa, Africa e Vicino Oriente, con il suo clima, il sole, la ricchezza di falde sotterranee, di terre ricche e terreni agricoli altamente produttivi; ma anche di zone distrutte dall’uomo, con miniere abbandonate, industrie dismesse, inquinamento da metalli pesanti, desertificazione incipiente. è risultata essere un perfetto laboratorio e polo produttivo per il vetiver. In venti anni di attività Vetiver Italia ha instaurato una rete di rapporti e di scambi che vanno dalla Grecia all’Olanda, al Kuwait. Ha collaborato con le prime forniture di piante alla nascita di Vetiver Spagna,  e proprio nella penisola Iberica instaurò un proficuo scambio di studi con l’Universidad Complutense di Madrid. Altri poli universitari hanno collaborato e collaborano con Vetiver Italia per progredite nella ricerca bio-ingegneristica nel pieno rispetto della natura e delle prerogative del vetiver: Ca’ Foscari, Perugia, il Politecnico di Milano sono istituzioni con le quali l’avvio di progetti e di confronti ha portato a realizzare esperienze come quella nella laguna di Venezia, per la protezione e ripristino degli argini lagunari.

Lido di Venezia

Ed in Italia grazie alla passione di vari installatori e di persone che hanno creduto nelle proposte di Vetiver Italia sono attive delle realtà come Vetiver Toscana e Vetiver-ProAmbiente:  lavorando in stretto rapporto le possibilità di espansione del “sistema vetiver” stanno dando frutti sino a pochi anni fa insperati in uno Stato, quello italiano, fortemente disattento nel cogliere le possibilità che vengono da chi mette al primo posto l’ambiente e la salvaguardia della terra. Oggi diversi enti pubblici, molte istituzioni private e centri di ricerca stanno apprezzando le grandi prospettive che il vetiver offre in tutti i suoi campi di applicazione.

Impianto realizzato da VetiverProAmbiente con Sistema Vetiver per il Comune di Rosciano per il contenimento di una scarpata a Villa S.Giovanni (PE)

Importante è lo scambio di informazioni e di esperienze che viaggia attraverso i siti internet di tante entità internazionali in Sud America, in Oceania, in Asia, perché nessuno si sente esclusivo proprietario delle sue scoperte e dei suoi successi, ma condividendolo is aumenta la coscienza della validità del “sistema vetiver”. Installazioni che offrono idee per salvaguardare un costone, bloccare frane o per depurare fiumi e stagni, per far incapsulare alla pianta i metalli pesanti, per creare vere piscine pubbliche laddove un tempo c’erano solo pozze inquinate e maleodoranti, tutto è messo in rete, dalla Colombia al Venezuela, all’Australia, all’Argentina, alla Spagna all’Italia.

Ed in Italia, da un anno, è attiva una società, RESEMINA, che ha deciso di andare oltre  dedicandosi alla ricerca di nuove frontiere e di nuove vie in ambito di fitodepurazione, fitorimedio, smaltimento del percolato, azioni di sostenibilità ambientale, contrasto del dissesto idrogeologico e tecnologie per la minimizzazione del rischio e la prevenzione del dissesto,  progetti di miglioramento delle rese agricole, attività di bio-edilizia. E tutto partendo sempre dal vetiver.

La politica delle Idee Pulite

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Siamo circondati da un mondo che necessita di buone pratiche, di buoni interventi e di onestà mentale. Portiamo avanti il nostro progetto di divulgazione delle applicabilità della pianta di Vetiver con determinazione e con coraggio, consci dei limiti culturali che tutto questo comporta. Potremmo parlare di diffusa “ignoranza” dando una valenza di “mancanza di informazioni” a questa parola, scevri da qualsivoglia polemica. La scelta di vivere di Vetiver non è stata casuale, ma maturata nel tempo con osservazione, fatica, sudore, impegno e costanza: i risultati ottenuti ci hanno convinti e su questo noi ci basiamo ancora oggi. Quando veniamo contattati da qualcuno che mostra vivo interesse, ma profondo scetticismo, ci sentiamo profondamente scossi (da un lato) e stimolati (dall’altro). Scossi perchè dopo tutto ciò che abbiamo pubblicato, diffuso, fotografato e scritto, esiste ancora qualcuno che è restio a fidarsi del nostro metodo. Stimolati perchè desideriamo continuare a far comprendere meglio ciò in cui noi crediamo fornendo altre informazioni. Noi non vogliamo convincere nessuno, ma far capire in cosa consiste progettare il recupero ambientale in maniera diversa.

Alla base di ogni impianto mettiamo la tutela del materiale vivo, della corretta piantumazione, dell’utilizzo di piante certificate, della presenza di acqua nella quantità necessaria, del giusto passo, del calcolo delle pendenze. Non ci improvvisiamo, consapevoli che soltanto i lavori svolti a regola d’arte potranno portare i risultati richiesti. Trasporre questa semplice regola a chi acquista ed impianta il Vetiver è fondamentale per il successo.

Buone amministrazioni e tanto raziocinio

 Ci si guarda intorno, e forse si dovrebbe incominciare ad essere un po’ stufi del  pressappochismo che caratterizza tante valutazioni sulla situazione generale della nostra Nazione, e comunque della gestione della Cosa Pubblica e della Cosa Privata. Basterebbe un minimo di accortezza, far le cose con attenzione, con raziocinio, ed ecco che, miracolosamente, le attività volte al bene comune, alla salute pubblica, alla gestione oculata, andrebbero per il meglio. Ci riferiamo non solo a casi di splendore amministrativo come  Ponte nelle Alpi, in provincia di Belluno: che si è aggiudicato il Premio come Comune riciclone d’Italia per il 2015, ma avendo scelto, ormai dal 2007, di rischiare su una gestione dei rifiuti che svincolasse l’Amministrazione da rapporti con terzi, con aggravio di spese e costi.

Nel 2007, per i  vincoli del Patto di stabilità l’amministrazione di Ponte nelle Alpi creò una società controllata che assicurasse il servizio porta a porta per la raccolta dei rifiuti differenziati. Una prospettiva che ha permesso negli anni di migliorare i servizi del Comune, di assicurare risposte concrete ai bisogni della comunità, che ha spinto a sviluppare le tecniche del compostaggio domestico dei rifiuti umidi, con la diminuzione delle spese per famiglia. Ma non c’è solo la gestione dei rifiuti. Buona amministrazione oculata, basata sul raziocini, sull’osservazione delle reali necessità e delle concrete possibilità che un territorio ha e offre, sono anche i Borghi Autentici d’Italia, un associazione che predilige il confronto e lo scambio continuo delle esperienze locali per arricchire  gli altri associati. Sono piccoli e medi comuni, enti territoriali ed organismi misti di sviluppo locale che vogliono condividere modelli di sviluppo locale più equi e rispettosi delle tradizioni e delle esigenze semplici delle persone. Quindi uno sviluppo del territorio che predilige le produzioni locali e le azioni ecosostenibili; che sceglie un tipo di turismo diffuso ed a breve raggio; che offre soluzioni innovative per la loro semplicità a favore degli artigiani, dei borghi antichi, dell’agricoltura.

Si diviene Comunità Ospitali che attraverso la mutualità tra le esperienze agisce per la evitare i fenomeni dell’impoverimento progressivo delle zone rurali e dell’abbandono dei piccoli borghi e dei villaggi. Anche attraverso scelte di limitazione dell’uso del trasporto privato, con la riqualificazione di zone in rovina attraverso lo studio delle metodologie costruttive, per restauri non solo conservativi ma rigeneranti. La maggior parte delle Comunità ospitali hanno partecipato all’edizione 2015 del progetto “M’illumino di meno” in occasione della Giornata mondiale del risparmio energetico dello scorso 13 febbraio. Non è un caso che molti Borghi Autentici siano consorziati tra di loro, spesso anche attraverso Unioni di Comuni, per accentuare l’azione sul territorio e non agire ognuno per proprio conto, con spreco di risorse ed energie. E non è raro che i Borghi Autentici siano in classifica tra i più ricicloni e virtuosi d’italia.
Ciò che si coglie in queste analisi è che un punto di partenza non è mai negativo, ma propositivo e positivo: bisogna risparmiare? Non si pensa a cosa togliere o cosa aumentare di tasse, ma si cerca ciò che non funziona, ciò che mangia soldi, ciò che inquina o crea problemi. Spesso un problema viene risolto solo osservando: è il caso dei Comuni che scelgono di passare all’illuminazione a Led o a micro condensatori solari, che in brevissimo tempo hanno avuto un miglioramento assoluto del consumo energetico, con risparmi tali da procedere anche all’eliminazione progressiva di determinati balzelli comunali.

Il campo d’azione è enorme. Il Vetiver Network è da sempre fonte di stimolo per le amministrazioni pubbliche: certo della esperienza internazionale, Vetiver Italia non smetterà mai di bussare alle porte per parlare di come si possa fare moltissimo per il territorio, per la gestione dei rifiuti, per il potenziamento delle protezioni naturali, per il disinquinamento, per la coibentazione, per gli artigiani che vogliano affrontare un materiale antico che apre mille strade, per il ricupero di manufatti antichi in mattoni crudi, per la produzione di biomassa di elevatissima qualità. Non ci possiamo fermare perché il Vetiver è anche un mezzo di promozione etica e morale: e laddove ci sono Amministratori pubblici che hanno a cuore le loro popolazioni ed i loro territori, che vogliono preservare l’integrità delle comunità e la loro salute, noi ci andremo per aiutarli a vincere la sfida di un futuro che deve, per forza, essere creato nel rispetto della Natura e dell’uomo.

Questo è il Vetiver Italia: una realtà certificata internazionalmente, che non regala promesse a vanvera, ma si impegna concretamente mettendoci la faccia, le mani, le aziende, la ricerca continua, e tante, tantissime piante di Vetiver, che aspettano di metter radici per aiutare le Buone Amministrazioni con tanto raziocinio e, sicuramente, capacità di scegliere per il proprio bene.

Poche risorse, tanti sogni

In questi giorni,  un po’ in tutta Italia, torna al centro delle discussioni politico-amministrative il ruolo centrale dei Comuni. Ma le analisi attuali tendono a sottolineare come un Comune è elemento attivo e propositivo per la vita del Paese se riesce ad amministrare bene il proprio territorio. Grazie a questa geniale osservazione molti commentatori si perdono dietro analisi le più ampie e dotte per cercare di trovare le cause della spesso “cattiva gestione” comunale. Il tono delle dissertazioni è sempre molto permeato di tanti “se si facesse…” , “se ci fossero i soldi…”, “se l’attuale amministrazione avesse ereditato una situazione migliore…”, “se non ci fosse quella discarica…”, “se la popolazione non fosse così tanto diminuita….”: e potremmo farcire queste righe di una lunghissima serie di mancanze e problemi reali che però non si risolvono a colpi di “se… ma… però”. La situazione è tragica in moltissimi casi, con problemi economici gravi, difficoltà a gestire i pochi fondi disponibili, con il patto da stabilità da rispettare ed una serie infinita di obblighi da tenere presenti, e che, per esempio, per i Comuni con meno di 5.000 abitanti spesso divengono delle vere palle al piede.

E proprio i piccoli Comuni pagano troppo spesso una serie di situazioni che richiamano molto la figura del cane che si morde la coda: la tendenza allo spopolamento dei piccoli centri, soprattutto quelli di montagna e delle zone sottosviluppate richiama la necessità che questi si alleino tra di loro, attraverso al forma riconosciuta delle Unioni dei Comuni, che permettono una gestione associata delle loro funzioni fondamentali. La Legge di Stabilità 27 dicembre 2013 n°147 ha stabilito che  l’’obbligo per i Comuni con popolazione non superiore a 5.000 abitanti, ricadenti nel territorio di ciascuna Provincia, di affidare obbligatoriamente ad un’unica centrale di committenza l’acquisizione di lavori, servizi e forniture, non si applica alle acquisizioni di lavori, servizi e forniture, effettuate in economica mediante amministrazione diretta, nonché nei casi di lavori, servizi e forniture di importo inferiore a quarantamila euro per i quali è consentito l’affidamento diretto da parte del responsabile del procedimento. Questo significherebbe molto per i Piccoli Comuni, soprattutto darebbe loro la libertà di agire in accordo con i comuni limitrofi per agire in maniera coordinata per i problemi del territorio. Ci sarebbe un maggior accordo ed una efficacia ottimizzata nella raccolta differenziata, per esempio.

Troppe volte invece, soprattutto in caso di catastrofi naturali, alluvioni, frane, smottamenti, e quanto la normale vicenda delle nostre comunità vive periodicamente, si assiste ad un totale scollamento e a volte disaccordo nella gestione degli interventi più urgenti, quasi che mettendo in pratica l’adagio “mors tua, vita mea” una amministrazione comunale si potesse ergere a guida futura di un territorio. Quante occasioni sprecate, quante liti da pollaio hanno peggiorato le situazioni ritardando reali interventi risolutivi, causando anche perdita di sovvenzioni e cattiva gestione dei fondi. La possibilità di agire direttamente permette ai Piccoli comuni di superare gli ostacoli delle gare d’appalto, creando indubbiamente i presupposti sia per una migliore gestione delle possibilità di controllo ed intervento sul territorio, sia in prospettiva di scelte in accordo con altri centri abitati che avessero da affrontare problemi simili se non uguali. In questa direzione il sistema Vetiver diventa un potenziale volano produttivo, creatore di lavoro e uovo di colombo nella gestione delle emergenze del territorio.
La possibilità di gestire tutta l’azione di intervento, sotto la guida e l’offerta degli impianti, attraverso la collaborazione di installatori qualificati che agiscono sul territorio in con Vetiver Italia Network, può dare ai Piccoli Comuni ed alle Unioni di Comuni, la possibilità di risolvere molti di quei problemi legati alla difesa ed alla salvaguardia del territorio, che sono fonte di ricchezza e di speranza per le popolazioni:  con investimenti mirati e con un sicuro ritorno in qualità della vita, produttività, creazione di lavoro, ripopolamento, il Vetiver offre un nuovo stile di vita fatto di naturalezza e sogni che si realizzano.

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Qual è la prospettiva che si presenta a coloro i quali dovrebbero agire per la gestione del territorio? Se si guarda indietro difficilmente si potrà vedere qualche cosa di buono: tutto è legato ad una malsana abitudine di tamponare senza risolvere. Danni che si sono sovrapposti a danni in anni e anni di ripetizioni di errori sempre gli stessi: c’è l’alluvione? Aspettiamo che si asciughi la terra  e voltiamo le spalle, chiediamo i contributi, che se arrivano serviranno a coprire il danno. Se poi non arrivassero non ci si inventerà nulla. Pare una logica alla  Ridolini, ma è la triste realtà di amministrazioni locali che della mancanza di fondi a pioggia hanno fatto il loro motivo di vita. In Sardegna i comuni con più di 10.000 abitanti sono pochi, come in altre Regioni (in Abruzzo, in Calabria, in Valle d’Aosta, in Liguria, solo per citarne 4 al volo): eppure i piccoli centri, stremati dalla carenza non solo di soldi ma anche di popolazione che abbandona i propri luoghi natali per cento e una causa, non pensano a come consorziarsi, per risolvere insieme problemi simili se non uguali in amministrazioni e territori confinanti, attaccati, identici per attività produttive, agricole, manifatturiere, artigianali. No, la protervia della “unicità a tutti i costi”, del sentirsi diversi perché uno è di Lì e non di Là, perché le mie capre son più belle delle tue o perché il mio murale è stato dipinto due giorni prima del tuo, perché mai ci si deve mischiare , perché anche la “limba” è diversa per l’accento più o meno stretto, tutto questo porta a non saper guardare alla forza ed alla reciproca mutua assistenza che nasce solo e soltanto dall’unirsi per fronteggiare quella drammatica realtà che è il dissesto idrogeologico: come in Sardegna con  la progressiva desertificazione con centinaia di ettari di terreni agricoli abbandonati, dismessi, inquinati, con colture un tempo floride perse per sempre e e rischi reali per le Comunità. L’unione dei cervelli, lo scambio delle esperienze, la possibilità di saper sfruttare al meglio le opportunità che possono giungere da idee normalmente non condivise per questioni di invidia e superbia, debbono essere la valvola di salvezza dei piccoli centri della Sardegna: ma la situazione è la stessa ovunque ci si guardi intorno, nello Stivale italiano, Isole comprese. L’Italia nasce con i piccoli centri, i piccoli Borghi che hanno saputo difendere strenuamente la loro peculiarità. Ed ancora lottano per raggiungere delle mete:  è impossibile che non ci si accorga di come esperienze vincenti in Toscana, in Umbria, In Friuli Venezia-Giulia, nel Lazio siano esempi esportabili, copiabili in maniera totale anche in Sardegna, in Calabria, nelle Regioni a più alto tasso di disoccupazione ed emigrazione. Le soluzioni spesso sono più semplici, economiche, naturali, di quanto si possa pensare.

Il Vetiver è una di queste soluzioni, riconosciuta internazionalmente, presente in Italia in tanti centri urbani che hanno avuto opportunità di riflettere e confrontarsi con il Vetiver Italia Network, che opera sul territorio con metodologie all’avanguardia, sia per la professionalità che per la ricerca più avanzata nel settore frutto di una esperienza ventennale: un sistema di interventi mirati tale da sorprendere per la semplicità di posa in opera, di rispetto assoluto dell’ambiente. Il vetiver crea opportunità insospettate, sia per le Amministrazioni che, usando della differente impiantistica possono combattere l’inquinamento del territorio, i danni della progressiva desertificazione, con la grande capacità di captazione delle falde acquifere possibile grazie agli apparati radicali che si sviluppano in profondità. Danni devastanti per pendii scoscesi che non hanno retto all’acqua perché depauperati dalla spoliazione delle colture e per il disboscamento, e che hanno prodotto quelle frane, quegli smottamenti fangosi di cui le nostre recenti cronache hanno parlato tristemente, e che non ci sarebbero stati se:  le Amministrazioni pubbliche ed i privati non avessero permesso che il territorio si impoverisse; ma sicuramente se si fosse intervenuti con barriere e siepi di contenimento e di consolidamento fatte con il vetiver, usando del vetiver per proteggere eventuali nuove colture, anche attraverso la ri-vegetazione di antichi terrazzamenti abbandonati a se stessi (vero Amministratori della Liguria?) e riportati a nuova vita con i sistemi integrati del vetiver.

Ora si tratta di agire. Il Vetiver Italia Network non resterà passivo, conscio della forza propositiva e del valore intrinseco della sua proposta. Si presenta su mercato con i suoi esperti e innovative proposte per aiutare le Amministrazioni pubbliche, per offrire opportunità di salvaguardia dell’ambiente, per permettere ai piccoli centri abitati di pensare a come lavorare insieme per creare nuove azioni concrete e per offrire nuove opportunità di lavoro.

Perché il vetiver produce lavoro: gli investimenti pubblici e privati si ripagano da soli sia con il recupero di zone abbandonate, di terreni resi improduttivi dal non uso, dall’inquinamento, da pregressi disastri, e ci sono persone che con il vetiver possono trovare risposte alle loro necessità di sopravvivenza, attraverso nuovi lavori nati dal vetiver stesso.  Questo accade ovunque nel mondo. Parrebbe che solo l’Italia non  voglia sentire  questa voce: eppure in Italia sono moltissime ormai le realizzazioni fatte con il vetiver che sono visibili, riconoscibili , in coste soggette ad erosione ed in colline, in lagune ed in corsi d’acqua, in strade con eventi franosi o in aziende agricole ed insediamenti industriali con i problemi più diversi. Davanti alle richieste di interventi per risanare terreni e costoni, per consolidare sponde di fiumi, per depurare acque dai metalli pesanti, i professionisti che lavorano con il Vetiver Italia Network certificano che: sì, il Vetiver è la proposta vincente per un futuro ecosostenibile. È la proposta vincente per aiutare i Piccoli Comuni a risolvere problemi di difesa e protezione dell’ambiente. È la proposta vincente per dare risposte a chi voglia lavorare per salvare una antica coltivazione, per contenere una spiaggia che si erode, per ridar vita ad un terreno piagato dagli incendi. È la proposta vincente per chi voglia investire sul proprio futuro e dei propri figli.

VETIVER: UNA PROPOSTA VINCENTE 1

4MORISono 306 su 377 i Comuni sardi definiti aree ad elevata criticità per rischio idrogeologico” da una recente indagine del ministero dell’Ambiente: un dato ancora più allarmante se si considera tutti i punti di possibile disastro ambientale che a questa indagine sono collegati. Basti il dato dei 280 i chilometri quadrati di territorio che presentano superfici ad alto rischio di inondazione: senza considerare le ampie superfici non contate benché prese in esame dal Piano stralcio delle fasce fluviali della Sardegna.

Gli eventi catastrofici del 18 novembre del 2013, con una precipitazione straordinaria di 400 millimetri di pioggia in praticamente tutta la Sardegna nelle 24 ore, dalla Gallura al Goceano, dall’Oristanese all’Ogliastra sino all’Iglesiente, hanno fatto riflettere la comunità civile sarda, ma la sensazione è che la drammaticità della situazione non sia completamente afferrata, sia dagli amministratori locali, sia dalla popolazione tutta.  Che la  Sardegna conviva con un livello da allarme ultrarosso per il  rischio idrogeologico viene dato come assodato, ma la preoccupazione non si sente, non si palpa. Piove, avvengono i disastri, i paesi pagano dazi pesantissimi, la Regione alza le mani e siamo sempre da capo.

Non è possibile restare silenti ed inermi, con una tendenza atavica al fatalismo ed alla malasorte, se sono stati censiti 1523  fenomeni franosi chiusi ed in itinere: il dato potrebbe sembrare anche un semplice numero, alto ma un numero, ma se si considera che questi eventi riguardano una superficie del territorio della Sardegna pari a circa il 10% complessivo, a cioè  1471 chilometri quadrati,  allora si potrebbe anche commentare con un bel “ohibò, ma allora il pericolo è reale”!  Significa che su tutta la Sardegna incombe una massa franosa tale che nessun  habitat, nessun paese, nessuna città è al riparo da possibili disastri: gli studi pubblici, facilmente rintracciabili sul web narrano asetticamente di una costante violazione delle norme del buon senso e della logica, ma spesso legalmente attuabili, con 130 aree di urbanizzazione costruite in fasce di pertinenza fluviale. Questo dato è allarmante, anche alla luce della tipicità torrentizia e stagionale dei nostri cosiddetti fiumi, molto spesso dei ruscelletti con alta pendenza, che hanno la caratteristica di ingrossarsi rapidamente quando piove con una certa insistenza: significa che i privati, le amministrazioni locali pesantemente colpevoli, hanno cementificato senza criterio, hanno reso i letti dei rii delle velocissime autostrade acquatiche; significa che è stato costruito sulle golene, se non direttamente in prossimità dei greti e dei letti. Non si deve guardare solo alle catastrofiche e continue alluvioni  della Liguria e di Genova in particolare. Ma bisogna rivolgere lo sguardo all’alluvione di Capoterra del 2008, nella quale il Rio San Girolamo si riprese con ferocia i terreni golenali e spazzò imperioso tutto, in una nemesi difficilmente comprensibile se non si tenesse conto della colpevole violenza che l’uomo ha fatto a quel territorio. Costruire là dove c’è un fiume è criminale: passeranno dieci, forse venti anni ma prima o poi un evento alluvionale straordinario riporterà l’uomo alla dimensione di “nulla” davanti alla forza deflagrante della Natura. Quelle fabbriche costruite nelle aree golenali del Piave che sono state sommerse dall’acqua tra il 6 ed il 9 novembre scorso non sono dissimili da ciò che avviene regolarmente da noi.

Vetiver Italia si batte da 20 anni  per risvegliare una coscienza attiva nelle Comunità: bisogna uscire dalle logiche della cementificazione, del furto continuo di terreni destinati da Madre Natura alla sua vita e trasformati in fonte di disastri continui dalle speculazioni avallate da Amministrazioni troppo spesso rese cieche da prospettive di finto progresso e facili guadagni.

Il Vetiver si propone alle Amministrazioni locali della Sardegna per risolvere il problema del dissesto idrogeologico, puntando innanzitutto sulla messa in sicurezza naturale degli ambiti franosi, attraverso il “sistema vetiver”, un’arma verde, sicura, che crea lavoro e salvaguarda il territorio  senza cemento, senza sbancamenti, ma usando della terra, le radici, la naturale conformazione del terreno.

Con i suoi impianti radicali, la capacità di sostenere i costoni, di fortificare i bacini e le sponde dei fiumi, di captare acqua dove ci sono falde in profondità, di mantenere i terreni normalmente delavati ed impoveriti dal non uso, il vetiver propone alle Amministrazioni locali sarde e di tutta l’Italia di creare una vera rivoluzione culturale: con l’uso del vetiver molti di quei 1523 eventi franosi che sono incubi per le comunità sarde potrebbero essere definitivamente risolti, con poca spesa e ripristinando habitat dove l’uomo e il suo ambiente sono completamente in equilibrio. Dalla Natura e dall’ingegno umano nascono soluzioni reali, comprovate, testimoniate da anni di successi internazionali. Questa è la proposta ai Comuni: non si deve aspettare la prossima alluvione, non si deve permettere che una frana spazzi via vite umane e case. Con il vetiver si può agire, e vincere.

TORNA A PIOVERE, MA AVEVA SMESSO?

Tornano le piogge, sempre molto intense e sempre negli stessi luoghi. Disastri annunciati che si susseguono ormai da troppi anni, ma i commenti sono inequivocabilmente gli stessi: sono “eventi eccezionali”, sono “eventi anomali” oppure sono “eventi imprevedibili”. Eppure basterebbe andare a rivedere le immagini del litorale ligure di due o tre anni fa per accorgersi che la drammaticità è la stessa, anzi sembra che la recrudescenza sia persino aumentata. L’allerta-meteo non può bastare, il campanello di allarme alla popolazione può tacitare le coscienze di chi non ha voluto agire in termini di prevenzione. Il grido più forte è di questi giorni e giunge dalla voce autorevole di un accademico del mondo della geologia di cui è inutile fare il nome, perché sono i concetti espressi quelli che ci interessano.  Questo geologo di fama nazionale si è spinto in commenti audaci, ma estremamente motivati: a suo avviso i fondi già stanziati per Genova (si parla di 35 mln di euro) sono “fermi” per contenziosi con le imprese per le gare di appalto, i sindaci sono incapaci di chiudere i progetti definitivi sugli interventi nel territorio. È come dire: gli amministratori locali, deputati alla prevenzione ed alla messa in sicurezza, sono i peggiori nemici dei loro amministrati.

Vetiver Italia si è più volte fatto avanti con idee e soluzioni efficaci ed a basso costo al fine di avviare un sistema di prevenzione nazionale o mirato del dissesto idrogeologico, ci siamo messi in contatto con la Protezione Civile avanzando ipotesi e tipologia di intervento. Ciò è avvenuto almeno cinque anni fa e stiamo ancora aspettando una risposta.

Nel frattempo piove……e continuerà a piovere….

VIRTUOUS TOWNS IN ITALY. THE SPECIAL CASE OF ABRUZZO

In Italy there is a network of small municipalities, the Association of virtuous communities, which since 2005 has brought  together the best practices, and has discovered and exploited spreads for those who experience them  making sure that more and more Mayors throughout Italy would follow this example.

Based on an initiative of four municipalities very distant and different from each other (Colorno – PR, Monsano – AN, Melpignano – LE and Vezzano – SP) today the network counts 55 partner municipalities, scattered patchy throughout the national territory. These areas are reliable samples on the national scene: apart from a couple of communities of about  50,000 residents, the network is made up of municipalities of about  5,000 inhabitants, that are the majority of Italian municipalities; they are well distributed in almost all the 20 Italian regions; they are situated in the plains, on the mountains, overlooking the sea or on the hills; they are municipalities with a predominantly craft / industrial reality, but also rural areas, where agriculture is the main activity.

The aim of the Association of Virtuous Municipalities  is to promote on the territory, a clear political project based on the “culture of common sense.” The main tasks of the association are: land management (including  recovery and redevelopment of brownfields, green building, attention to agricultural areas, planning and spatial planning in a participatory manner with all citizens);  ecological footprint (including, energy efficiency, green purchasing, biological canteens); waste (waste collection door to door, plans for the reduction of waste, reuse of waste programs); sustainable mobility (car-sharing, integrated public transport, walking bus, choice of alternative fuels to oil); and finally the new lifestyles (projects to stimulate sustainable choices every day, buying groups, short chain, organic and seasonal food).

We can take an example with the issue of waste, which is also addressed and resolved by deleting the street bins, and especially through the introduction of the bins from house to house, apartment to apartment, leading people to realize, very quickly, that much of products purchased and inserted in the basket every day is simply waste, often avoidable and unnecessary. The door-to-door has this unquestionable advantage: since the waste will no longer be stuffed into a bag and then “abandoned” in a dumpster on the street, but divided strictly into the house and exposed only on select days from the calendar distributed by the municipality, families self-educate and implement virtuous behaviors that, among the consequences, direct, lead them to produce much less waste than before. The City spends 20% less than in the past , when the collection was traditionally made with the bins, moreover employment has increased (they need more employees to collect what is different in different days) and citizens see their efforts rewarded with a discount rate. Thanks to the principle of “pay only for what you can not differentiate between” also the citizens less sensitive to the problems of the planet are encouraged to do their best, however, to reduce the waste impact.

Most of these municipalities have also adopted municipal energy plans, such as taking a picture, building by building, of what you consume to heat / cool and light up a school, a kindergarten, a sports facility, a library. From here they started with energy improvements (new boilers, fixtures, outer coats, superior insulation), that has allowed in some cases to cut energy bills by 50, 70%. There are also projects and concrete actions accompanying in-house energy from renewable sources: photovoltaic systems, solar panels for water heating, geothermal probes. A further objective is the elimination of all asbestos present in the various buildings that will be covered with photovoltaic panels, which will produce the required energy. There are buildings that produce more energy than they consume, also thanks to the replacement of all the votive lamps with LEDs.

A virtuous community, therefore, operates on five levels:

• land management

• ecological footprint

• waste

• mobility

• new lifestyles

The Virtuous Innovation project is full of facts and made tangible and accessible to all with the benefit for themselves and for the environment. The value that each initiative itself already has, is enhanced by the logical process that led to its creation. Every action is enabled only because it is compatible and consistent with the beliefs that inspired them: the promotion of a cultural model. We do not want to change the habits of people, but to show that it is possible that different lifestyles, while retaining quality and performance, and save health, save the environment and save savings. It is hoped that the good practices and ideas,  as such as culture and education, become established, become the practice and  will be hand on to young people. The policy of cementation, the major works of consumption at any cost as an economic driver,  can be changed with a policy from the bottom with concrete actions and projects of common sense.

Virtuous community ideas can be applied anywhere and in any contexts. It is important to believe in people, in doing together, in having the duty and the duty, as a municipality, to be an example of how you can go from “should” to “it actually does.” A very important factor is to involve the people, making them feel active and supporting projects by creating the conditions for success that will last over time. (For more details you can visit the website)

http://www.comunivirtuosi.org/index.php?option=com_k2&view=itemlist&layout=category&task=category&id=4&Itemid=457)

As r regards  ABRUZZO, the statistics of Legambiente have classified only 11 municipalities that have exceeded 65% of the collection. The list is then drawn up taking into account the sign of good management, which takes into account several parameters in addition to the percentage of waste collection, such as waste production per capita, the type of collection, the presence of ecological platforms and many more. An analysis of all the data, shows that  the more virtuous City of Abruzzo is  Prezza (AQ), which came in at the 696th place with 56.6% of the national index of good management and 67.3% of the collection.  Torano Nuovo (Te) follows with 55.4% of indication of good management and 68% recycling. And then Torrevecchia Teatina (54.2% index of good management and 69.1% of the collection), Crecchio (53.2% index of good management and 68.7% of the collection), Manoppello (50 , 7% rate of good management and 66.5% of the collection), Casalincontrada (50.6% index of good management and 65% of the collection), Orsogna (48.7% index of good management and 67.7% of the collection), Pratola Peligna (47% of index of good management and 69.9% of the collection), Fara San Martino (44.9% index of good management and 72.1% separate collection), Ortona (42.1% index of good management and 65% recycling) and San Giovanni Teatino (35.2% index of good management and 65.5% of the collection).

I conclude by returning below what the statute says of the Virtuous community idea, available at

http://www.comunivirtuosi.org/index.php?option=com_k2&view=item&layout=item&id=8&Itemid=553

“I Comuni che aderiscono all’Associazione ritengono che intervenire a difesa dell’ambiente e migliorare la qualità della vita, e tutelare  i Beni Comuni, intesi come beni naturali e relazionali indisponibili che  appartengono all’umanità, sia possibile e tale opportunità la vogliono vivere concretamente non più come uno slogan, consapevoli che la sfida di oggi è rappresentata dal passaggio dalla enunciazione di principi alla prassi quotidiana”.

“Municipalities that join the Association believe that intervening to protect the environment and improving the quality of life and protecting the Commons, intended as unavailable natural and relational assets that belong to humanity, is possible and such opportunity they want to live in practice, no long as a slogan, aware that the challenge today is represented by the transition from the statement of principles to everyday practice. “

Il futuro dipende da noi. Teoria e pratica di sviluppo sostenibile.

A partire dagli anni 70, per rispondere alla paura globale scaturita dalla crisi petrolifera e dall’austerity che ne era conseguita, è andato sviluppandosi il concetto di Sviluppo Sostenibile, un’ idea di sviluppo che mira a minimizzare l’impatto sull’ambiente che ci circonda e ad utilizzare le risorse in un modo molto più equo e razionale. Insomma, per dirla con Herman Daly, “… svilupparsi mantenendosi entro la capacità di carico degli ecosistemi”. Tale processo lega in un rapporto di interdipendenza, la tutela e la valorizzazione delle ricchezze naturali alla dimensione economica, sociale ed istituzionale, al fine di soddisfare i bisogni delle attuali generazioni, evitando di compromettere la capacità delle future di soddisfare i propri. In questo senso la sostenibilità dello sviluppo è incompatibile in primo luogo con il degrado e dapauperamento del patrimonio terrestre ma anche con la violazione della dignità e della libertà umana, con la povertà ed il declino economico, con il mancato riconoscimento dei diritti e delle pari opportunità. Nel Mondo di oggi, devastato da sempre crescenti criticità di natura ecosistemica, economica e sociale, appare sicuramente auspicabile una più matura consapevolezza verso la salvaguardia dell’ambiente e l’uso equilibrato delle sue risorse.

In questa direzione mirano gli accordi ratificati dalle più importanti potenze economiche (tranne Usa) prima a Kyoto nel 1997 e poi più di recente a Doha, che prescrivono ai vari governi l’obbligo di ridurre le emissioni di elementi di inquinamento (gas serra), in una misura non inferiore al 8% rispetto alle emissioni registrate nel 1990 (anno di riferimento) entro il 2020. Anno nel quale teoricamente dovrebbe entrare in azione il nuovo accordo globale legalmente vincolante per ridurre le emissioni di gas serra e favorire i meccanismi di adattamento del pianeta al cambiamento climatico.

Questi nuovi indirizzi globali verso la sostenibilità ambientale hanno accellerato lo sviluppo di vari settori legati alla Green Economy, come la diffusione capillare delle energie rinnovabili, la rapida ascesa nelle più svariate forme della mobilità sostenibile (bike, car sharing, mobilità elettrica ecc.), una più attenta gestione del mercato dei rifiuti e il ritorno in auge di idee e pratiche di sviluppo economico-ambientale legato al rispetto totale dei ritmi naturali come la permacultura.

Il caso della pemacultura, di questo sistema di progettazione teso alla sostenibilità e all’autosufficienza di piante, orti, terreni e infrastrutture da fattoria, pare essere emblematico rispetto ai temi dello sviluppo sostenibile affrontati sopra e celebrati negli ormai noti accordi di Kyoto. Infatti essa, attraverso un approccio sistemico alla realtà, studia le relazioni tra i vari elementi che la compongono valorizzandone le peculiarità e mirando a creare dei sistemi di massima efficienza e minimo impatto ambientale. Un’agricoltura in armonia con la natura stessa, che non utilizza tecnologie e non produce inquinamento.

I nostri governanti (governi nazionali, Regioni , Comuni ecc.) hanno la possibilità e l’obbligo di impegnare le proprie scelte verso queste forme di sviluppo che mirano ad un benessere diffuso non solo per un più o meno immediato ritorno economico nella società, ma soprattutto per un miglioramento necessario e un rispetto dovuto verso l’ambiente di cui potranno godere soprattutto le nostre future generazioni.