Nuovi contenuti del sito VETIVER ITALIA

imageDato l’interesse nato negli ultimi tempi, che si è tramutato in richieste per conferenze, interventi ed opinioni, abbiamo ritenuto necessario dare vita nel sito ad una nuova pagina, immaginata sin dal 2006, in cui fosse possibile vedere piccoli video tutorial informativi sia sulle caratteristiche della pianta che, in un secondo momento, sulle più avanzate tecniche di produzione, lo stato dell’arte della produzione energetica legata allo smaltimento dell’inquinamento ed altre tematiche ambientali ed economiche.

La pagina del sito in questione è la seguente: VIDEO TUTORIAL

mentre qui troverete il canale YouTube di riferimento.

L’Agenzia Giornalistica Italia parla di noi

AGIUn riconoscimento  della stampa nazionale all’attività di divulgazione, ricerca ed azione sul territorio italiano da parte del Vetiver Italia giunge dall’Agenzia Giornalistica Italia -AGI. Un lancio del 19 agosto offre una attenta descrizione dell’azione portata avanti dal Vetiver Italia grazie alla partnership con la società RESEMINA s.r.l. L’azienda, attraverso l’uso di biotecnologie applicate alle potenzialità enormi del Vetiver nei campi della difesa del territorio, del dissesto idrogeologico,  della fitodepurazione e della bonifica di ambienti industriali e minerari esausti ed inquinati dai metalli pesanti, propone soluzioni in grado di dare risposte concrete,  vincenti ed economiche ad amministrazioni pubbliche e privati. Un grazie all’Agenzia Giornalistica Italia.

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Il Vetiver su B-Hop

vetiver belle piante

Un nuovo web magazine aperto alle cose nuove, belle, semplici, ai colori, ai sapori ed alle possibilità di agire in rispetto della Terra e dell’uomo: si chiama b-hop (http://www.b-hop.it) ed ha parlato delle possibilità del vetiver e delle sua applicazioni. Lo rilanciamo ringraziando dell’ospitalità.

Vetiver…. vetiver…. Questa parola evoca folate di armoniose fragranze orientali, un olio pregiato di una pianta unica, che  spande il suo profumo sulla pelle donandole un aroma inconfondibile. Eppure, dal subcontinente indiano, dal quale è partito il viaggio mondiale di questa pianta, oggi l’uso del vetiver, o meglio Chrysopogon zizanioides per la scienza, ha di moltissimo allargato il suo raggio d’azione.

La pianta, che viene dall’Asia, e ha trovato la sua ambientazione perfetta nei climi sub-tropicali, in realtà ha dimostrato di adattarsi alla perfezione a tanti climi, ed oggi è coltivata praticamente ovunque ci sia un clima temperato e non eccessivamente freddo d’inverno. Questo ha  fatto sì che il vetiver, adattandosi ai luoghi ed alle differenze dei territori, abbia anche sviluppato un notevole numero di usi, i più diversi, grazie all’intuizione benefica dell’uomo. Il vetiver offre all’uomo due particolarità vincenti: è sterile e non è infestante. Per dirla in soldoni: dove la metti lì cresce e si sviluppa, ma non si espande se non attraverso l’opera del lavoro e dell’ingegno umano, che solo con la divisione vegetativa delle piante può impiantarle da qualche altra parte. Si comincia già ad intravvedere una prima costante sociale di elevato valore: il vetiver crea lavoro, perché per mettere in pratica le sue diverse utilizzazioni c’è assolutamente ed esclusivamente bisogno della mano dell’uomo, di un sistema di installazione preciso e ovunque nel mondo ripetuto, e della volontà di trarre beneficio sostenibile e vincente.

Mirabili le sue radici: il Vetiver sviluppa il suo apparato radicale in verticale e riesce a raggiungere anche i 5 metri di profondità. Radici forti, lunghe, penetranti, resistenti, con una grande capacità di captazione delle falde acquifere; radici che, con le piante disposte in siepi con dei parametri di bio-ingegneria certificati dal Vetiver International Network agiscono perfettamente nella lotta contro il dissesto idrogeologico, contro l’erosione dei terreni, contro il dilavamento e la ruscellazione  che causano frane, smottamenti. Il sistema vetiver crea delle barriere che solidificano naturalmente il terreno, bloccano l’erosione, combattono l’impoverimento e la desertificazione. Il vetiver agisce nella conservazione dei sistemi dunali e nella lotta all’erosione delle coste.

intervento di salvaguardia di un sistema dunale

Ma il vetiver è anche bonifica dei terreni minerari esausti ed inquinati dai metalli pesanti ed agisce con bio-tecnologie applicate all’acqua, come fattore di depurazione e di soluzione per il percolato e le acque reflue dei più svariati campi industriali , zootecnici, alimentari.

Il vetiver mangia pesticidi, idrocarburi, vernici, crea fortissime barriere antivento, irrobustisce gli argini dei fiumi, non teme il fuoco e dopo un incendio la pianta, in poche settimane torna a prender vita (sempre grazie alla forza ed alla profondità delle radici!). Il vetiver crea lavoro artigiano e manifatturiero perché offre la possibilità di realizzare tessuti di buona qualità ed è lavorabile per la produzione di tappeti, cestini e  altro ancora. Per non parlare della capacità che ha di creare biomassa di ottima qualità, essendo quindi un potenziale veicolo di energia. E come scordare che è un ottimo isolante utilissimo nella costruzione di case eco-compatibili ad impatto zero?

vetiver

In Italia il profeta del vetiver da 20 anni è Marco Forti, fondatore di Vetiver Sardegna, regione nella quale è concentrata la maggior parte della produzione nazionale. È responsabile per l’ Italia del network internazionale: “Il vetiver può rivoluzionare l’approccio che si ha verso la soluzione dello smaltimento dei reflui urbani e della produzione di energia – dice  a b-hopcambiando radicalmente anche il rapporto tra amministrazione e cittadino: manca purtroppo sempre il raccordo tra tecnici e politico amministratore, tra assessore all’ambiente e capo ufficio tecnico. Con il vetiver si possono realizzare sistemi di filtraggio e depurazione dei canali di scolo, smaltendo poi le piante che fungono da estrattore e accumulatore degli inquinanti anche per produrre energia con piccole centrali a biomasse: diviene un circolo virtuoso che produce guadagno e ricadute lavorative reali sul territorio. L’esperienza internazionale lo dimostra”.

In Toscana, in Abruzzo, Molise, Marche, Sardegna, Lazio del Vetiver si parla sempre più frequentemente. E voi, adesso, non siete curiosi di saperne di più?

http://www.b-hop.it/primo-piano/del-vetiver-e-delle-sue-tante-storie/#more-1224

Le polemiche non si placano

20anniL’incontro mondiale del network ci sarà il prossimo maggio, in Vietnam. Probabilmente parteciperanno tutti i nomi “storici” del Vetiver, quelli che lo hanno introdotto, studiato ed applicato correttamente. Ci saranno anche molti che, negli anni, hanno dimostrato capacità di sviluppo in varie parti del mondo, riuscendo a fare di queste piante un sistema attivo e vincente.
Soltanto tramite l’evoluzione delle informazioni il sistema potrà trovare nuovi sbocchi, soltanto grazie al confronto delle idee si potrà portare avanti un discorso che dura da anni. Siamo grati ai nostri amici del Network internazionale che ci hanno supportato in questi venti anni di studio e fatica, anche con riconoscimenti e considerazione. Quando abbiamo cominciato eravamo semplicemente “curiosi”, ma avevamo così tanto desiderio di informarci che abbiamo chiesto aiuto e questo aiuto ci è stato fornito. In Italia era presente una realtà “monopolizzata” e l’inizio non è stato dei più facili.
Sono passati appunto venti anni da allora, adesso siamo in grado di sapere e valutare, eppure non siamo ancora soddisfatti: vediamo infatti intorno a noi tanti personaggi ambigui, tante persone che, soltanto oggi, si rendono conto di ciò che realmente il Vetiver significhi e queste persone ci vedono solo un lato economico appetibile. Per noi non è mai stato così: abbiamo sentito il dolore delle devastazioni, causate dal dissesto idrogeologico, pensando a come si sarebbero potute salvare tante vite….abbiamo valutato come poter informare anche questa parte del mondo su come agire con successo, risparmiando tanti denari; abbiamo lavorato tanto, con sudore e dedizione, per poter comprendere come le piante si comportano nel nostro clima, ci abbiamo creduto e ci stiamo credendo ancora. Vedere oggi tanti “improvvisati” che si avvicinano con falso rispetto a tutto questo, ci crea non poco stupore e tanto fastidio.
Da un lato siamo felici del fatto che, se ci sono tanti “squali”, vuol dire che tanti hanno realmente capito cosa sia il Sistema Vetiver, dall’altro temiamo che l’improvvisazione e la millantata capacità, gettino discredito su tutto quello per cui si è lavorato in tutti questi anni.
È anche per questo motivo che abbiamo deciso di limitare il numero di vivai di produzione, incentivando gli applicatori professionisti da noi cresciuti ed istruiti, la cui validità viene testata ed accresciuta nel tempo, ma che soprattutto, in ultima analisi, viene certificata dal Vetiver Network Internazionale.
Siamo alla ricerca di tali risorse umane, siamo alla ricerca di aziende che, lavorando già seriamente nel campo ambientale, vogliano aggiungere un ulteriore valore verde al loro lavoro.
Continueremo per la nostra strada, aumentando i canali di comunicazione per la ricerca di professionalità serie da allevare al nostro metodo.

IL PROFUMO ECOSOSTENIBILE DEL VETIVER

Rilanciamo un articolo del giornalista cagliaritano Alessandro Zorco, addetto stampa della CNA-Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola  Media Impresa: penna molto attenta ai fenomeni sociali ed ai problemi del territorio approfondisce con grande curiosità e precisione la proposta del Sistema Vetiver. http://www.blogosocial.com/profumo-ecosostenibile-vetiver/#

Il profumo ecosostenibile del Vetiver –

Di alessandro zorco

giu. 25 EconomiaNewsSardegna no comments

Devo essere sincero. Fino a qualche giorno fa pensavo che il Vetiver fosse semplicemente una pianta che, con la sua fragranza, negli anni Cinquanta aveva fatto la fortuna di un’industria francese di profumi. Ora, su segnalazione dell’amico e collega Massimo Lavena, ho imparato che il Sistema Vetiver è una tecnologia che utilizza questa pianta graminacea selvatica, particolarmente adattabile ad ogni tipo di terreno, per la sicurezza del territorio, per combattere il dissesto idrogeologico, per la lotta all’inquinamento dell’acqua e dei suoli, per un’agricoltura sostenibile e per la produzione di energia alternativa (biomasse). Avendo già trattato l’argomento dell’agricoltura sinergica (leggi questo post) che in Sardegna sta suscitando un interesse enorme grazie all’attivismo dell’amico Tore Porta, noto su Facebook come Ortotore (il quale a Cagliari, a Monte Urpinu, ha contribuito a creare un polo di orti sociali ed è instancabile nel sensibilizzare grandi e piccoli all’orticoltura sostenibile), ritengo che anche un accenno al cosiddetto sistema Vetiver possa contribuire a vivacizzare il dibattito sulla ripresa economica della nostra regione.

Il Sistema Vetiver, per la cui comprensione dettagliata rimando al sito ufficiale della Vetiver Italia, è una tecnologia verde che utilizza la pianta di origine subtropicale del Vetiver, applicata ovviamente con uno specifico design, per contrastare il dissesto idrogeologico, l’inquinamento dell’acqua e del suolo ma anche per l’agricoltura e la produzione energetica di biomasse. Tale applicazione risulta, a quanto pare, anche abbastanza conveniente in quanto il sistema Vetiver è liberamente condivisibile, opensource: non può essere coperto da nessun vincolo intellettuale. E’ inoltre un metodo che si può applicare a tante varietà di luoghi e situazioni: In particolare si potrebbe adattare molto bene alle condizioni della Sardegna il cui territorio, come sistematicamente appuriamo ogni anno, è in una situazione di perenne emergenza per via delle tante zone a rischio idrogeologico, a rischio di inquinamento, a rischio di incendi e a rischio di desertificazione.

Vetiver

Le potenzialità del Vetiver

Dissesto idrogeologico

La prima applicazione del Vetiver alla sicurezza del territorio è stata quella di contrasto al dissesto idrogeologico. Negli ultimi decenni, come ben sappiamo, le precipitazioni atmosferiche si sono modificate con una pericolosissima concentrazione temporale. Ora, l’alluvione dello scorso novembre ne è una drammatica testimonianza, parliamo comunemente di “bombe d’acqua” che arrivano improvvisamente e devastano il territorio causando vittime e danni enormi.

Il sistema Vetiver, che in pratica consiste in una serie di barriere e siepi che con le profonde radici sono in grado di imbrigliare letteralmente il suolo, in caso di inondazione riesce a frenare il deflusso delle acque limitando l’erosione del territorio e costringendo l’acqua ad infiltrarsi nel terreno invece di scendere a valle. In pratica, le radici di Vetiver formano una sorta di armatura profonda in grado di aumentare notevolmente la resistenza del territorio. La pianta di Vetiver, utilizzata in tante parti del mondo per mettere in sicurezza il territorio a rischio idrogeologico, è in grado di arrivare a profondità estremamente costose da raggiungere con le protezioni in calcestruzzo comunemente impiegate solitamente, con un costo di circa un quinto rispetto ai metodi tradizionali.

Inquinamento

Quanto alla bonifica del territorio, gli studiosi hanno notato che il Vetiver ha una enorme capacità di resistere ed incorporare nella biomassa quantità straordinarie di azoto, fosforo, potassio, metalli pesanti e idrocarburi che sarebbero letali per ogni altra pianta. Una particolarità questa, che rende adatto questo sistema per la messa in sicurezza ed il progressivo disinquinamento di aree intensamente inquinate. Un utilizzo di questa pianta riduce infatti al minimo la volatilità degli agenti  inquinanti presenti sul terreno e impedisce che questi si propaghino inquinando le aree limitrofe e la catena alimentare.

Anche in questo caso la Sardegna, con tante zone devastate dall’industria pesante, dall’industria bellica e da altri disgraziati esperimenti (vedi la miniera dei veleni di Furtei o i fanghi rossi di Portovesme) ma anche da tante piccole discariche a cielo aperto, si presterebbe parecchio a questo tipo di trattamento.

Agricoltura sostenibile

Vetiver agricoltura

Essendo una pianta pioniera, il Vetiver ha una particolare tolleranza alla siccità e una capacità di sopravvivere in ambienti estremi. Per questo è stato studiato il suo utilizzo intensivo in agricoltura per risollevare territori a rischio di desertificazione.

La coltivazione dei terreni frammezzata dalle siepi di Vetiver pare aumenti della resa dei campi, riduca la perdita del suolo, aumenti l’umidità del sottosuolo e in generale migliori la struttura fisica e chimica del terreno. Ciò comporta peraltro un salutare aumento dei redditi dei contadini che, tra l’altro, sono indotti a cambiare redicalmente il metodo di coltivazione.

La presenza delle siepi di Vetiver ha inoltre il pregio di impedire l’aratura profonda dei terreni che a lungo andare disgrega la struttura dei terreni ostacolando la formazione di humus nello strato superficiale, favorendo perdita di suolo per erosione e di fertilità per ossidazione. Infatti la presenza delle siepi di Vetiver impedisce fisicamente il passaggio delle macchine per queste arature distruttive.

Anche sotto questo aspetto il Sistema Vetiver potrebbe trovare facilmente applicazione in Sardegna, terra dove interi territori che hanno avuto in passato una forte vocazione agricola e vivaistica sono oggi fuori dal mercato economico e registrano tassi di disoccupazione vertiginosi. Si pensi a zone come il Medio Campidano in cui, nonostante una incidenza della radiazione solare pari o quasi a quella del Nord Africa, la presenza abbondante di acqua e terreni assai fertili per la loro origine vulcanica, c’è una enorme disoccupazione che sta spingendo i giovani ad abbandonare i paesi. Queste aree, che potrebbero essere molto più fiorenti, sono tristemente a rischio spopolamento e desertificazione.

Le biomasse

Olltre ad incrementare la produttività dei terreni agricoli le siepi di Vetiver sono poi in grado di produrre biomasse che possono fornire redditi aggiuntivi agli agricoltori. Anche se per la verità la capacità di produrre residui biodegradabili arriva specialmente dall’utilizzo di queste piante contro l’inquinamento (“le acque reflue civili ed industriali – si legge nel sito di Vetiver Italia – sono particolarmente interessanti per produrre biomassa, data la concentrazione di azoto e fosforo che, rimesso in circolo inquina falde e terreni, ma ha un enorme potenziale per la produzione di biomassa in ambiente idroponico o tramite assorbimento in aree umide artificiali”. La resa in termini di produttività di queste biomasse, che devono ovviamente essere opportunamente trattate, varia dalle 50 alle 100 tonnellate annuali.

Ovviamente nessuno pensa che la coltura intensiva di una pianta sia la risoluzione di tutti i mali della nostra terra, ma una ripresa economica è possibile soltanto partendo dalle soluzioni semplici e meno costose. Come può essere anche questa pratica e quella degli orti sinergici.

In Sardegna ci sono troppi soloni che decidono (spesso molto male) sulla testa degli altri. Invece la nostra isola ha estremo bisogno di persone che con un po’ di umiltà si sporchino le mani e inizino a lavorare per il bene comune. Ripartendo possibilmente dalla cura di un territorio che nel tempo è stato abbondantemente violentato e devastato dall’opera dell’uomo.

VENTI ANNI DI LAVORO E RICERCA!

Venti anni e sembra ieri! È una storia che prende quota e si avvia a nuove sfide quella del Vetiver in Italia: il punto di partenza era la coscienza di avere tra le mani una pianta che, se ha funzionato da tanti secoli nel mondo, avrebbe avuto ampi spazi di impiego anche da noi. Da questo è partito Marco Forti con poche piante seguendo l’impulso open source del Vetiver Network Internazionale. Da quelle piantine è nato l’impegno costante nella ricerca; l’offerta di un know-how vincente e semplice; l’apporto alla sfida verde in atto in questo momento in tutto il bacino del Mediterraneo ed oltre; la creazione di una infrastruttura produttiva che lo svincolasse dall’artigianalità; l’investimento personale di tempo e sostanze devoluti alla ricerca di nuove vie per migliorare sempre più la qualità e l’economicità dell’offerta; la lotta alla desertificazione naturale ed indotta da scelte industriali ed energetiche che distruggono il territorio; la conferma della capacità di risolvere molti gravi problemi del dissesto idrogeologico; le azioni concrete per il disinquinamento da metalli pesanti e la bonifica di aree industriali e minerarie dismesse, tutto ciò si è sviluppato con la progressiva partecipazione entusiasta di chi, avendo necessità in questi ed altri settori, ha trovato nel Vetiver Italia un sostegno amichevole, un consiglio, un apporto anche economico e produttivo di lavoro e serenità.

Oggi siamo chiamati a nuove sfide, la società, le urla dell’Italia ferita ci chiamano a scelte e impegni sostanziali ben precisi. L’inquinamento, il dissesto ci sono e noi non ci tireremo indietro. Ma siamo chiamati a far presente alla società civile che è dai Comuni, dalle associazioni di settore, dai privati che amano il loro territorio che deve essere combattuta la battaglia, nella quale ci si può inserire come il sistema “green” che potrà, nei prossimi anni a venire, essere fonte di grandi sorprese positive.

La partecipazione di Vetiver Italia alle associazioni legate al mondo agricolo,  Coldiretti in testa, sono un punto qualificante del nostro percorso. I recenti risultati vincenti internazionali e nazionali, con sempre maggiori interventi risolutivi di gravi problemi del territorio attraverso la tecnologia del Vetiver e le azioni che hanno visto il Vetiver assurgere all’uditorio nazionale e delle quali siamo estremamente lieti -con il riconoscimento, in ultimo,  dell’attività svolta in Toscana  e premiata al recente salone del “Lavorare e Vivere Green in Italia” a Firenze in occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente – sono per noi  gli stimoli maggiori per proseguire nella nostra ricerca e per non tirarci indietro davanti alle sempre maggiori urgenze nazionali. Ringraziamo la Coldiretti che da anni ci segue e ci apprezza su tutto il territorio nazionale, e da qui partiamo perché alle prossime assemblee territoriali e nazionali chi cercherà un aiuto potrà avere sempre più la certezza di poter contare sul Vetiver e i suoi amici.

Marco Forti ci spiega le tante potenzialità della pianta Vetiver

In un articolo online di TuttoGreen vi è un’intervista a Marco Forti, fondatore di Vetiver Sardegna il quale ci spiega le proprietà di questa specie vegetale nell’ottica di una soluzione “verde” a problemi come contenimento dei terreni franosi, disinquinamento e gestione di appezzamenti avvelenati e perfino produzione dell’energia dalle biomasse. Marco dal 1997 è impegnato nella ricerca sulle biomasse. Abita in Sardegna e coltiva, osserva ed attua ricerche sulla pianta Vetiver. (Chrisopogon Zizanioides). La pianta è presente in quasi tutti i continenti, ma la varietà sterile che Marco Forti coltiva (var. Monto) è stata individuata e moltiplicata una ventina di anni fa nel Nord dell’India. (http://www.tuttogreen.it/tuttogreen-incontra-marco-forti-di-vetiver-sardegna/)
L’intenzione di Marco è quella di eliminare l’erosione massimizzando le risorse idriche disponibili senza portare alcun impatto al territorio in una maniera la più possibile rispettosa dell’ambiente. Quindi conVetiver Italia Marco si orienta verso l’uso di specie vegetali che fossero sterili per non avere problemi di infestazioni, resistenti al fuoco per evitare di dover ripetere l’investimento più volte, che producessero foraggio per abbattere i costi di alimentazione del bestiame, e al contempo avessero basso fabbisogno idrico e poca manutenzione. Marco gestisce tutto il ciclo produttivo e applicativo della pianta vetiver. (http://www.vetiveritalia.it/)
Il network mondiale che propone l’utilizzo di queste piante per il territorio (The Vetiver Network International) indica il vetiver come rimedio per il dissesto idro-geologico, l’inquinamento di acque e suoli, la carenza di acque di falda per irrigazione e consumo umano, la insostenibilità delle produzioni agricole e la carenza energetica.
Come ci spiega sul sito Portal Sole (http://www.portalsole.it/sezione.php?d=126) questa pianta possiede un apparato radicale di dimensioni titaniche con singole radici sottilissime ed ha superato ogni test che le ha imposto in questi anni. Il Vetiver è sterile, quindi può essere introdotto in qualunque ambito senza rischi; è resiste al fuoco, anzi sembra trarre vantaggio da esso; non richiede irrigazione, quindi è adatta alle zone siccitose; sopporta sommersioni pari o superiore ad un mese; è un buon foraggio ed infine tollera un campo di pH quasi totale (da 3 a 11, idrocarburi, metalli pesanti, inquinamento da chimica agricola).
Il Vetiver trasforma una discarica in un giardino, dopo i primi mesi scompaiono i cattivi odori, resiste a diverse temperature, favorisce la moltiplicazione della flora batterica per la decomposizione delle sostanze organiche, bonifica da pesticidi, diossina, metalli pesanti.
La capacità delle piante di vetiver di estrarre inquinanti è stata estensivamente messa alla prova negli ultimi trenta anni in tutto il mondo, le applicazioni più comuni sono ai reflui domestici, reflui industriali, scarti minerari, percolato da discariche.
Il Vetiver posto in zattere galleggianti all’interno di zone umide, bonifica aria, terra, acqua, ricrea l’habitat che consente la conservazione e lo sviluppo delle specie autoctone. La tecnologia dei Vetiver può infatti consentire di creare una staffetta ecologica con la flora autoctona locale di tipo erbaceo, arbustivo ed arboreo.
Insomma questa pianta, non essendo assolutamente invasiva per le piante autoctone, non può che apportare grandissimi contributi alla nostra terra a costi minimi e rispettando il più possibile l’ambiente.

Ilaria Mariani

LA CRESCITA VISTA DALL’ESTERO

Ho trovato questo interessante articolo che parla di noi pubblicato sul blog del Network Internazionale del Vetiver, non ne ero a conoscenza e ringrazio per l’attenzione.

Purtroppo devo rilevare che non ostante si tratti di una soluzione geniale e che consenta di abbattere i costi nella soluzione dei problemi legati al dissesto idrogeologico ed all’inquinamento, la crisi economico finanziaria ha morso pesantemente le richieste di materiale vivo condizionando anche i livelli di produzione.

Abbiamo fiducia che il tempo ci darà ragione.

Diffusione della Conoscenza, Intervista a TuttoGreen

Oggi, non senza un pizzico di vanità, mi compiaccio di condividere una bella intervista realizzata  nella estate 2011 con un webzine molto interessante e variegato: TUTTOGREEN. Mi piace inoltre vedere come le buone idee e semplici, trovino oggi maggior facilità di passaggio tra le persone.

Ecco l’intervista: LINK