Il lungo viaggio del Vetiver

Il lungo viaggio del vetiver, le prospettive di espansione, le scelte etiche e produttive: tutto ciò nasce da una volontà ben precisa di dare vita e seguito ad un progetto che non è solo legato alla pianta ed al “sistema vetiver” che caratterizza tutta la storia di cui parliamo. Ma, ben più importante, è la scelta di una azione di sviluppo dell’uomo legata alla terra, alla naturale relazione tra stagioni, territorio, comunità, produttori, installatori. Ad unirli la volontà di cercare mezzi idonei per combattere contro l’usura della nostra terra, contro l’inquinamento, contro lo sfruttamento e l’impoverimento dei terreni, contro l’abbandono di argini e sistemi fluviali, la progressiva modificazione delle condizioni climatiche. Ma da dove siamo partiti? Dove ha preso il via tutto quanto e come ci stiamo muovendo?

Vetiver Italia cresce attraverso l’impegno costante nella ricerca e nello studio della nostra prodigiosa pianta, con uno sforzo organizzativo ed economico che spesso supera le forze degli operatori. Marco Forti, Coordinatore Nazionale del Vetiver Italia Network e Senior Technical Consultant del “The Vetiver Network International” ha “conosciuto ” ciò che sarebbe entrato prepotentemente nella sua vita professionale e di scommessa per il futuro nostro e dei nostri figli, durante i suoi studi in Australia. L’incontro con uno dei massimi esperti del vetiver nel mondo,  Paul Truong, è stato il primo passo per iniziare una avventura che oggi si collega in maniera strettissima con tutte le altre  esperienze internazionali che fanno del vetiver un fenomeno unico mondiale. Truong,  direttore del Vetiver Consulting of Australia,  e     direttore tecnico del “The Vetiver Network International” è autore con Tran Tan Van e Elise Pinners del “Manuale tecnico di riferimento per l’applicazione del sistema vetiver”.  Con lui e con l’apporto quasi paterno di Dick Grimshaw, fondatore nel 1994 del  Vetiver Network International, attivo nell’uso del “sistema vetiver” dal 1986, Marco Forti ha preso coscienza e coraggio: coscienza di come realmente un nuovo mondo ed un nuovo modo di rispondere ai problemi che l’uomo crea alla natura, esistano; coraggio di rischiare su se stesso e di cercare di portare l’esperienza intercontinentale, specifica del “sistema vetiver”, anche nel bacino del Mar Mediterraneo, partendo dall’Italia, dalla Sardegna, dove nel frattempo Marco Forti si è stabilito e vive e lavora ancora oggi.

La Sardegna, posta al centro del Mediterraneo, punto di congiunzione tra Europa, Africa e Vicino Oriente, con il suo clima, il sole, la ricchezza di falde sotterranee, di terre ricche e terreni agricoli altamente produttivi; ma anche di zone distrutte dall’uomo, con miniere abbandonate, industrie dismesse, inquinamento da metalli pesanti, desertificazione incipiente. è risultata essere un perfetto laboratorio e polo produttivo per il vetiver. In venti anni di attività Vetiver Italia ha instaurato una rete di rapporti e di scambi che vanno dalla Grecia all’Olanda, al Kuwait. Ha collaborato con le prime forniture di piante alla nascita di Vetiver Spagna,  e proprio nella penisola Iberica instaurò un proficuo scambio di studi con l’Universidad Complutense di Madrid. Altri poli universitari hanno collaborato e collaborano con Vetiver Italia per progredite nella ricerca bio-ingegneristica nel pieno rispetto della natura e delle prerogative del vetiver: Ca’ Foscari, Perugia, il Politecnico di Milano sono istituzioni con le quali l’avvio di progetti e di confronti ha portato a realizzare esperienze come quella nella laguna di Venezia, per la protezione e ripristino degli argini lagunari.

Lido di Venezia

Ed in Italia grazie alla passione di vari installatori e di persone che hanno creduto nelle proposte di Vetiver Italia sono attive delle realtà come Vetiver Toscana e Vetiver-ProAmbiente:  lavorando in stretto rapporto le possibilità di espansione del “sistema vetiver” stanno dando frutti sino a pochi anni fa insperati in uno Stato, quello italiano, fortemente disattento nel cogliere le possibilità che vengono da chi mette al primo posto l’ambiente e la salvaguardia della terra. Oggi diversi enti pubblici, molte istituzioni private e centri di ricerca stanno apprezzando le grandi prospettive che il vetiver offre in tutti i suoi campi di applicazione.

Impianto realizzato da VetiverProAmbiente con Sistema Vetiver per il Comune di Rosciano per il contenimento di una scarpata a Villa S.Giovanni (PE)

Importante è lo scambio di informazioni e di esperienze che viaggia attraverso i siti internet di tante entità internazionali in Sud America, in Oceania, in Asia, perché nessuno si sente esclusivo proprietario delle sue scoperte e dei suoi successi, ma condividendolo is aumenta la coscienza della validità del “sistema vetiver”. Installazioni che offrono idee per salvaguardare un costone, bloccare frane o per depurare fiumi e stagni, per far incapsulare alla pianta i metalli pesanti, per creare vere piscine pubbliche laddove un tempo c’erano solo pozze inquinate e maleodoranti, tutto è messo in rete, dalla Colombia al Venezuela, all’Australia, all’Argentina, alla Spagna all’Italia.

Ed in Italia, da un anno, è attiva una società, RESEMINA, che ha deciso di andare oltre  dedicandosi alla ricerca di nuove frontiere e di nuove vie in ambito di fitodepurazione, fitorimedio, smaltimento del percolato, azioni di sostenibilità ambientale, contrasto del dissesto idrogeologico e tecnologie per la minimizzazione del rischio e la prevenzione del dissesto,  progetti di miglioramento delle rese agricole, attività di bio-edilizia. E tutto partendo sempre dal vetiver.

La politica delle Idee Pulite

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Siamo circondati da un mondo che necessita di buone pratiche, di buoni interventi e di onestà mentale. Portiamo avanti il nostro progetto di divulgazione delle applicabilità della pianta di Vetiver con determinazione e con coraggio, consci dei limiti culturali che tutto questo comporta. Potremmo parlare di diffusa “ignoranza” dando una valenza di “mancanza di informazioni” a questa parola, scevri da qualsivoglia polemica. La scelta di vivere di Vetiver non è stata casuale, ma maturata nel tempo con osservazione, fatica, sudore, impegno e costanza: i risultati ottenuti ci hanno convinti e su questo noi ci basiamo ancora oggi. Quando veniamo contattati da qualcuno che mostra vivo interesse, ma profondo scetticismo, ci sentiamo profondamente scossi (da un lato) e stimolati (dall’altro). Scossi perchè dopo tutto ciò che abbiamo pubblicato, diffuso, fotografato e scritto, esiste ancora qualcuno che è restio a fidarsi del nostro metodo. Stimolati perchè desideriamo continuare a far comprendere meglio ciò in cui noi crediamo fornendo altre informazioni. Noi non vogliamo convincere nessuno, ma far capire in cosa consiste progettare il recupero ambientale in maniera diversa.

Alla base di ogni impianto mettiamo la tutela del materiale vivo, della corretta piantumazione, dell’utilizzo di piante certificate, della presenza di acqua nella quantità necessaria, del giusto passo, del calcolo delle pendenze. Non ci improvvisiamo, consapevoli che soltanto i lavori svolti a regola d’arte potranno portare i risultati richiesti. Trasporre questa semplice regola a chi acquista ed impianta il Vetiver è fondamentale per il successo.

Aria di Primavera

primaveraTra qualche giorno entrerà in vigore l’ora legale: è il primo passo verso la sensazione di primavera in arrivo. Le giornate saranno più lunghe, il sole sarà più caldo, la natura si sveglierà dal torpore invernale in un lento cambiamento immutato nei millenni. Noi avremo lo stesso risveglio: avremo voglia di vedere i parchi fioriti, i balconi colorati, i prati verdi, il cielo azzurro e la luce calda di un sole sano. Ma mangeremo gli stessi cibi, respireremo la stessa aria e berremo la stessa acqua. Non è nelle immagini che cambia la sostanza: bisogna lavorare per recuperare l’ambiente dalle catastrofi provocate dall’uomo per arrivare ad ottenere quella “pulizia” fatta di cose concrete. Il dissesto idrogeologico deve cominciare ad essere combattuto adesso, l’anidride carbonica deve essere sottratta da subito, i terreni
contaminati devono essere posti in sicurezza con urgenza, le falde devono essere salvaguardate.
Le idee ci sono e sono tante, basta solamente avviare gli impianti dove necessario. I costi, continuiamo a dirlo, sono estremamente interessanti sia per i privati che per le amministrazioni locali: facendo un ipotetico peso fra investimento e benefici, la bilancia sarà assolutamente a vantaggio di questi ultimi. Continuiamo a scontrarci con la ostentata ottusità di certi burocrati, ma siamo certi che tutti i risultati che, fino ad oggi, si sono ottenuti ci faranno da biglietto da visita per i prossimi progetti. Il network mondiale è pronto a supportarci con ulteriori suggerimenti e spinte a migliorarci e stiamo aspettando il prossimo incontro in Vietnam per conoscere i risultati che, anche altri nel mondo, hanno raggiunto.
La primavera dovrà essere anche un cambiamento all’approccio degli interventi.

Immaginare i risultati

10538448_457169671086195_4855559263987892736_nNella nostra immaginazione, forti dell’esperienza ventennale sul campo, vediamo tutti i lavori di recupero ambientale già finiti e con risultati consolidati. Ci rendiamo conto che non tutti sono in grado di visualizzare immediatamente i progetti, ma il nostro lavoro consiste anche nel supportare chi decide di contrastare il dissesto idrogeologico con il Vetiver. Abbiamo letto molti libri, pubblicazioni, studi internazionali, ma soltanto coltivando le piante ci siamo definitivamente convinti che il sistema funziona e che può realmente rappresentare, anche nel bacino del Mediterraneo, una alternativa al cemento di sicuro successo. I costi poi sono sempre molto allettanti: gli impianti non richiedono grossi impieghi economici purché vengano rispettati pedissequamente i canoni di piantumazione.
Le corrette informazioni, l’uso di materiale certificato, una installazione adeguata e pochi altri accorgimenti sono ciò che noi vediamo già verde e rigoglioso…..prima ancora di cominciare a lavorare.
Ci vogliono lungimiranza, coraggio, un budget onesto, acqua, sole ed un po’ di pazienza.
Il Vetiver è anche questo.Continueremo con la nostra ricerca, con gli approfondimenti, con l’entusiasmo di sempre al fine di divulgare le informazioni ed informare correttamente quante più persone, comuni, aziende possibile. i finanziamenti ci sono, bisogna impiegare questi soldi in modo innovativo.

La pioggia e le frane

ALVEOLATIHNon c’è bisogno di essere super-tecnici del settore per capire che piogge abbondanti possono provocare frane e smottamenti. E neppure bisogna essere dei geni per vedere e valutare quanti danni questi dissesti possono causare, soprattutto se si tratta di privati che devono vedersela da soli.
La cosa da fare, se dovesse succedere, è informarsi correttamente e non fermarsi ai primi “specialisti” che spingono per intervenire con metodi tradizionali ed obsoleti. Ci sono altri e validissimi modi per recuperare terreni franati salvando le colture, le strutture ed i beni.
Il Vetiver rappresenta una alternativa molto interessante: il contrasto al dissesto idrogeologico può essere fatto con siepi vegetative opportunamente collocate, senza alterare l’ambiente circostante. Il Vetiver è una pianta perenne, non invasiva e sterile: dotata di un apparato radicale molto penetrante è in grado di bloccare le zolle in maniera del tutto naturale, fino a profondità inaspettate (anche 6 metri).
Studiamo questa pianta da venti anni e ormai siamo in grado di conoscerne pregi e limiti (esistono!!!) ed informiamo onestamente tutti quelli che decidono di tentare nuove strade per la salvaguardia del territorio.
Siamo onesti anche nel proporre i costi di vendita, siamo onesti anche nel fornire agli interessati tutte quelle informazioni per avere successo al minimo costo possibile.
Ciò che a noi interessa è che il Sistema Vetiver venga divulgato, venga conosciuto per ciò che realmente è.
Vogliamo ricordarlo ancora una volta: nel mondo questo sistema è utilizzato in modi diversi e tutti estremamente efficaci. Nel bacino del Mediterraneo lo abbiamo introdotto, studiato e verificato per comprenderne tutte le caratteristiche. La terra si tutela con il rispetto.

Le polemiche non si placano

20anniL’incontro mondiale del network ci sarà il prossimo maggio, in Vietnam. Probabilmente parteciperanno tutti i nomi “storici” del Vetiver, quelli che lo hanno introdotto, studiato ed applicato correttamente. Ci saranno anche molti che, negli anni, hanno dimostrato capacità di sviluppo in varie parti del mondo, riuscendo a fare di queste piante un sistema attivo e vincente.
Soltanto tramite l’evoluzione delle informazioni il sistema potrà trovare nuovi sbocchi, soltanto grazie al confronto delle idee si potrà portare avanti un discorso che dura da anni. Siamo grati ai nostri amici del Network internazionale che ci hanno supportato in questi venti anni di studio e fatica, anche con riconoscimenti e considerazione. Quando abbiamo cominciato eravamo semplicemente “curiosi”, ma avevamo così tanto desiderio di informarci che abbiamo chiesto aiuto e questo aiuto ci è stato fornito. In Italia era presente una realtà “monopolizzata” e l’inizio non è stato dei più facili.
Sono passati appunto venti anni da allora, adesso siamo in grado di sapere e valutare, eppure non siamo ancora soddisfatti: vediamo infatti intorno a noi tanti personaggi ambigui, tante persone che, soltanto oggi, si rendono conto di ciò che realmente il Vetiver significhi e queste persone ci vedono solo un lato economico appetibile. Per noi non è mai stato così: abbiamo sentito il dolore delle devastazioni, causate dal dissesto idrogeologico, pensando a come si sarebbero potute salvare tante vite….abbiamo valutato come poter informare anche questa parte del mondo su come agire con successo, risparmiando tanti denari; abbiamo lavorato tanto, con sudore e dedizione, per poter comprendere come le piante si comportano nel nostro clima, ci abbiamo creduto e ci stiamo credendo ancora. Vedere oggi tanti “improvvisati” che si avvicinano con falso rispetto a tutto questo, ci crea non poco stupore e tanto fastidio.
Da un lato siamo felici del fatto che, se ci sono tanti “squali”, vuol dire che tanti hanno realmente capito cosa sia il Sistema Vetiver, dall’altro temiamo che l’improvvisazione e la millantata capacità, gettino discredito su tutto quello per cui si è lavorato in tutti questi anni.
È anche per questo motivo che abbiamo deciso di limitare il numero di vivai di produzione, incentivando gli applicatori professionisti da noi cresciuti ed istruiti, la cui validità viene testata ed accresciuta nel tempo, ma che soprattutto, in ultima analisi, viene certificata dal Vetiver Network Internazionale.
Siamo alla ricerca di tali risorse umane, siamo alla ricerca di aziende che, lavorando già seriamente nel campo ambientale, vogliano aggiungere un ulteriore valore verde al loro lavoro.
Continueremo per la nostra strada, aumentando i canali di comunicazione per la ricerca di professionalità serie da allevare al nostro metodo.

Sul territorio da protagonisti

Più volte su questo blog abbiamo parlato dell’importanza, che riveste per  noi di Vetiver Italia, di agire nel rispetto e nella riqualificazione del territorio di riferimento. Ciò, in poche parole significa osservare, studiare, progettare, impiantare, risolvere secondo il Sistema Vetiver.

Osservare il territorio significa carpirne i segreti storici, capire il perché un paese, una strada, un fiume oggi siano in una determinata situazione, perché un costone franoso un giorno sia  stato disboscato. Osservare significa cercare il particolare che normalmente sfugge, cogliere il percorso originale di un torrente deviato, un letto di un fiume cementificato, riconoscere le linee di fuoco di un recente incendio, prendere posizione per sentire le linee di forza del vento. Osservare aiuta a comprendere perché oggi un territorio possa essere in sofferenza, e quanta colpa possa averne avuta la mano dell’uomo.  Osservare per noi vuol dire pensare a quali possano essere gli interventi fattibili con il Vetiver in una data realtà territoriale.

 Studiare  vuol dire andare alla fonte delle necessità, non avere dubbi sulle scelte da prendere, sui materiali, sui mezzi da mettere in azione. Studiare vuol dire intervistare gli abitanti, creare una cronologia dei fatti e delle mutazioni, ritrovare mappe antiche e carte catastali. Studiare vuol dire fare attenzione alla composizione chimica dei terreni, alla loro acidità, riconoscere lo spessore degli strati argillosi, rilevare tracce di antiche colture dismesse e accertarsi dei motivi per i quali non vengano più coltivate. Studiare aiuta a non venir meno alla missione di lavorare per aiutare a rispettare l’ambiente, sanando, dove possibile, i danni creati da scelte sconsiderate. Studiare per noi significa scegliere la migliore delle proposte del Sistema Vetiver alla luce dei dati raccolti.

 Progettare  significa realizzare design e tecnologie naturali che ridiano sfogo alla naturale conformazione dei declivi, delle sponde, delle golene, delle spiagge. Progettare vuol dire partire dal nulla al quale si è arrivati per rigenerare vita là dove gli arbusti sono scomparsi, le colture sono morte, la desertificazione avanza, i terreni si impoveriscono, le falde spariscono. Per ciascuna di queste condizioni c’è bisogno di un progetto efficace e realizzabile, che non impatti negativamente l’habitat ma lo rinforzi, attraverso l’uso di metodologie di coltivazione legate alla disponibilità e versatilità che il Vetiver ha in queste situazioni. Progettare vuol dire fare della bio-ingegneria e del know-how del Sistema Vetiver una risorsa che intervenga in favore delle Comunità.

Impiantare vuol dire mettere in pratica l’esperienza di venti anni di attività sul campo, dando risposte concrete a chi ha bisogno d’aiuto. Impiantare significa portare il sistema Vetiver a dare concretezza alle necessità di chi si trova a dover combattere con un terreno franoso delavato e disboscato; a chi desidera preservare le sue colture IGP da infestanti, proteggendole dal vento e dai parassiti, con barriere di Vetiver; a chi vuol rinforzare un costone di contenimento senza usare cemento; a chi vuol impedire che una spiaggia scompaia per l’azione dei marosi; a chi vuol preservare le zone umide dall’insabbiamento; a chi vuole recuperare e disinquinare un terreno industriale permeato di scarti di lavorazione e di metalli pesanti, attraverso l’uso di adeguate bio-tecnologie basate sul Vetiver. Impiantare il Vetiver vuol dire anche produrre foraggio e dare ampio sfogo ad idee imprenditoriali artigianali.

Risolvere per Vetiver Italia significa rischiare di non essere ascoltati, ma senza far chiasso, andare avanti, e appunto, risolvere quei mille e uno problemi che il territorio, i territori presentano continuamente ai privati ed alle amministrazioni pubbliche. Solo con la pazienza di che è conscio di essere nel giusto oggi il Vetiver è riconosciuto anche in Italia come un mezzo vincente davanti alle richieste sempre più urgenti di piccole, medie e grandi realizzazioni di bio-ingegneria per combattere in primo luogo il gravissimo dissesto idrogeologico di tutta l’Italia. Ed essere presenti sul territorio italiano è una sfida che si rilancia ogni giorno di più. A diverso titolo Vetiver Sardegna, Vetiver Toscana, Vetiver ProAmbiente in Abruzzo, Molise, Marche, Resemina sono realtà concrete di produzione, progettazione, diffusione del Sistema Vetiver, installazione, ricerca bio-tecnologica, sostenibilità ambientale, ripianamento del dissesto idrogeologico. Soluzioni certificate e diffusione di un principio basilare: aiutare la Natura con la Natura. Questo è il Sistema Vetiver. Questo siamo noi.

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Qual è la prospettiva che si presenta a coloro i quali dovrebbero agire per la gestione del territorio? Se si guarda indietro difficilmente si potrà vedere qualche cosa di buono: tutto è legato ad una malsana abitudine di tamponare senza risolvere. Danni che si sono sovrapposti a danni in anni e anni di ripetizioni di errori sempre gli stessi: c’è l’alluvione? Aspettiamo che si asciughi la terra  e voltiamo le spalle, chiediamo i contributi, che se arrivano serviranno a coprire il danno. Se poi non arrivassero non ci si inventerà nulla. Pare una logica alla  Ridolini, ma è la triste realtà di amministrazioni locali che della mancanza di fondi a pioggia hanno fatto il loro motivo di vita. In Sardegna i comuni con più di 10.000 abitanti sono pochi, come in altre Regioni (in Abruzzo, in Calabria, in Valle d’Aosta, in Liguria, solo per citarne 4 al volo): eppure i piccoli centri, stremati dalla carenza non solo di soldi ma anche di popolazione che abbandona i propri luoghi natali per cento e una causa, non pensano a come consorziarsi, per risolvere insieme problemi simili se non uguali in amministrazioni e territori confinanti, attaccati, identici per attività produttive, agricole, manifatturiere, artigianali. No, la protervia della “unicità a tutti i costi”, del sentirsi diversi perché uno è di Lì e non di Là, perché le mie capre son più belle delle tue o perché il mio murale è stato dipinto due giorni prima del tuo, perché mai ci si deve mischiare , perché anche la “limba” è diversa per l’accento più o meno stretto, tutto questo porta a non saper guardare alla forza ed alla reciproca mutua assistenza che nasce solo e soltanto dall’unirsi per fronteggiare quella drammatica realtà che è il dissesto idrogeologico: come in Sardegna con  la progressiva desertificazione con centinaia di ettari di terreni agricoli abbandonati, dismessi, inquinati, con colture un tempo floride perse per sempre e e rischi reali per le Comunità. L’unione dei cervelli, lo scambio delle esperienze, la possibilità di saper sfruttare al meglio le opportunità che possono giungere da idee normalmente non condivise per questioni di invidia e superbia, debbono essere la valvola di salvezza dei piccoli centri della Sardegna: ma la situazione è la stessa ovunque ci si guardi intorno, nello Stivale italiano, Isole comprese. L’Italia nasce con i piccoli centri, i piccoli Borghi che hanno saputo difendere strenuamente la loro peculiarità. Ed ancora lottano per raggiungere delle mete:  è impossibile che non ci si accorga di come esperienze vincenti in Toscana, in Umbria, In Friuli Venezia-Giulia, nel Lazio siano esempi esportabili, copiabili in maniera totale anche in Sardegna, in Calabria, nelle Regioni a più alto tasso di disoccupazione ed emigrazione. Le soluzioni spesso sono più semplici, economiche, naturali, di quanto si possa pensare.

Il Vetiver è una di queste soluzioni, riconosciuta internazionalmente, presente in Italia in tanti centri urbani che hanno avuto opportunità di riflettere e confrontarsi con il Vetiver Italia Network, che opera sul territorio con metodologie all’avanguardia, sia per la professionalità che per la ricerca più avanzata nel settore frutto di una esperienza ventennale: un sistema di interventi mirati tale da sorprendere per la semplicità di posa in opera, di rispetto assoluto dell’ambiente. Il vetiver crea opportunità insospettate, sia per le Amministrazioni che, usando della differente impiantistica possono combattere l’inquinamento del territorio, i danni della progressiva desertificazione, con la grande capacità di captazione delle falde acquifere possibile grazie agli apparati radicali che si sviluppano in profondità. Danni devastanti per pendii scoscesi che non hanno retto all’acqua perché depauperati dalla spoliazione delle colture e per il disboscamento, e che hanno prodotto quelle frane, quegli smottamenti fangosi di cui le nostre recenti cronache hanno parlato tristemente, e che non ci sarebbero stati se:  le Amministrazioni pubbliche ed i privati non avessero permesso che il territorio si impoverisse; ma sicuramente se si fosse intervenuti con barriere e siepi di contenimento e di consolidamento fatte con il vetiver, usando del vetiver per proteggere eventuali nuove colture, anche attraverso la ri-vegetazione di antichi terrazzamenti abbandonati a se stessi (vero Amministratori della Liguria?) e riportati a nuova vita con i sistemi integrati del vetiver.

Ora si tratta di agire. Il Vetiver Italia Network non resterà passivo, conscio della forza propositiva e del valore intrinseco della sua proposta. Si presenta su mercato con i suoi esperti e innovative proposte per aiutare le Amministrazioni pubbliche, per offrire opportunità di salvaguardia dell’ambiente, per permettere ai piccoli centri abitati di pensare a come lavorare insieme per creare nuove azioni concrete e per offrire nuove opportunità di lavoro.

Perché il vetiver produce lavoro: gli investimenti pubblici e privati si ripagano da soli sia con il recupero di zone abbandonate, di terreni resi improduttivi dal non uso, dall’inquinamento, da pregressi disastri, e ci sono persone che con il vetiver possono trovare risposte alle loro necessità di sopravvivenza, attraverso nuovi lavori nati dal vetiver stesso.  Questo accade ovunque nel mondo. Parrebbe che solo l’Italia non  voglia sentire  questa voce: eppure in Italia sono moltissime ormai le realizzazioni fatte con il vetiver che sono visibili, riconoscibili , in coste soggette ad erosione ed in colline, in lagune ed in corsi d’acqua, in strade con eventi franosi o in aziende agricole ed insediamenti industriali con i problemi più diversi. Davanti alle richieste di interventi per risanare terreni e costoni, per consolidare sponde di fiumi, per depurare acque dai metalli pesanti, i professionisti che lavorano con il Vetiver Italia Network certificano che: sì, il Vetiver è la proposta vincente per un futuro ecosostenibile. È la proposta vincente per aiutare i Piccoli Comuni a risolvere problemi di difesa e protezione dell’ambiente. È la proposta vincente per dare risposte a chi voglia lavorare per salvare una antica coltivazione, per contenere una spiaggia che si erode, per ridar vita ad un terreno piagato dagli incendi. È la proposta vincente per chi voglia investire sul proprio futuro e dei propri figli.

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4MORISono 306 su 377 i Comuni sardi definiti aree ad elevata criticità per rischio idrogeologico” da una recente indagine del ministero dell’Ambiente: un dato ancora più allarmante se si considera tutti i punti di possibile disastro ambientale che a questa indagine sono collegati. Basti il dato dei 280 i chilometri quadrati di territorio che presentano superfici ad alto rischio di inondazione: senza considerare le ampie superfici non contate benché prese in esame dal Piano stralcio delle fasce fluviali della Sardegna.

Gli eventi catastrofici del 18 novembre del 2013, con una precipitazione straordinaria di 400 millimetri di pioggia in praticamente tutta la Sardegna nelle 24 ore, dalla Gallura al Goceano, dall’Oristanese all’Ogliastra sino all’Iglesiente, hanno fatto riflettere la comunità civile sarda, ma la sensazione è che la drammaticità della situazione non sia completamente afferrata, sia dagli amministratori locali, sia dalla popolazione tutta.  Che la  Sardegna conviva con un livello da allarme ultrarosso per il  rischio idrogeologico viene dato come assodato, ma la preoccupazione non si sente, non si palpa. Piove, avvengono i disastri, i paesi pagano dazi pesantissimi, la Regione alza le mani e siamo sempre da capo.

Non è possibile restare silenti ed inermi, con una tendenza atavica al fatalismo ed alla malasorte, se sono stati censiti 1523  fenomeni franosi chiusi ed in itinere: il dato potrebbe sembrare anche un semplice numero, alto ma un numero, ma se si considera che questi eventi riguardano una superficie del territorio della Sardegna pari a circa il 10% complessivo, a cioè  1471 chilometri quadrati,  allora si potrebbe anche commentare con un bel “ohibò, ma allora il pericolo è reale”!  Significa che su tutta la Sardegna incombe una massa franosa tale che nessun  habitat, nessun paese, nessuna città è al riparo da possibili disastri: gli studi pubblici, facilmente rintracciabili sul web narrano asetticamente di una costante violazione delle norme del buon senso e della logica, ma spesso legalmente attuabili, con 130 aree di urbanizzazione costruite in fasce di pertinenza fluviale. Questo dato è allarmante, anche alla luce della tipicità torrentizia e stagionale dei nostri cosiddetti fiumi, molto spesso dei ruscelletti con alta pendenza, che hanno la caratteristica di ingrossarsi rapidamente quando piove con una certa insistenza: significa che i privati, le amministrazioni locali pesantemente colpevoli, hanno cementificato senza criterio, hanno reso i letti dei rii delle velocissime autostrade acquatiche; significa che è stato costruito sulle golene, se non direttamente in prossimità dei greti e dei letti. Non si deve guardare solo alle catastrofiche e continue alluvioni  della Liguria e di Genova in particolare. Ma bisogna rivolgere lo sguardo all’alluvione di Capoterra del 2008, nella quale il Rio San Girolamo si riprese con ferocia i terreni golenali e spazzò imperioso tutto, in una nemesi difficilmente comprensibile se non si tenesse conto della colpevole violenza che l’uomo ha fatto a quel territorio. Costruire là dove c’è un fiume è criminale: passeranno dieci, forse venti anni ma prima o poi un evento alluvionale straordinario riporterà l’uomo alla dimensione di “nulla” davanti alla forza deflagrante della Natura. Quelle fabbriche costruite nelle aree golenali del Piave che sono state sommerse dall’acqua tra il 6 ed il 9 novembre scorso non sono dissimili da ciò che avviene regolarmente da noi.

Vetiver Italia si batte da 20 anni  per risvegliare una coscienza attiva nelle Comunità: bisogna uscire dalle logiche della cementificazione, del furto continuo di terreni destinati da Madre Natura alla sua vita e trasformati in fonte di disastri continui dalle speculazioni avallate da Amministrazioni troppo spesso rese cieche da prospettive di finto progresso e facili guadagni.

Il Vetiver si propone alle Amministrazioni locali della Sardegna per risolvere il problema del dissesto idrogeologico, puntando innanzitutto sulla messa in sicurezza naturale degli ambiti franosi, attraverso il “sistema vetiver”, un’arma verde, sicura, che crea lavoro e salvaguarda il territorio  senza cemento, senza sbancamenti, ma usando della terra, le radici, la naturale conformazione del terreno.

Con i suoi impianti radicali, la capacità di sostenere i costoni, di fortificare i bacini e le sponde dei fiumi, di captare acqua dove ci sono falde in profondità, di mantenere i terreni normalmente delavati ed impoveriti dal non uso, il vetiver propone alle Amministrazioni locali sarde e di tutta l’Italia di creare una vera rivoluzione culturale: con l’uso del vetiver molti di quei 1523 eventi franosi che sono incubi per le comunità sarde potrebbero essere definitivamente risolti, con poca spesa e ripristinando habitat dove l’uomo e il suo ambiente sono completamente in equilibrio. Dalla Natura e dall’ingegno umano nascono soluzioni reali, comprovate, testimoniate da anni di successi internazionali. Questa è la proposta ai Comuni: non si deve aspettare la prossima alluvione, non si deve permettere che una frana spazzi via vite umane e case. Con il vetiver si può agire, e vincere.

TORNA A PIOVERE, MA AVEVA SMESSO?

Tornano le piogge, sempre molto intense e sempre negli stessi luoghi. Disastri annunciati che si susseguono ormai da troppi anni, ma i commenti sono inequivocabilmente gli stessi: sono “eventi eccezionali”, sono “eventi anomali” oppure sono “eventi imprevedibili”. Eppure basterebbe andare a rivedere le immagini del litorale ligure di due o tre anni fa per accorgersi che la drammaticità è la stessa, anzi sembra che la recrudescenza sia persino aumentata. L’allerta-meteo non può bastare, il campanello di allarme alla popolazione può tacitare le coscienze di chi non ha voluto agire in termini di prevenzione. Il grido più forte è di questi giorni e giunge dalla voce autorevole di un accademico del mondo della geologia di cui è inutile fare il nome, perché sono i concetti espressi quelli che ci interessano.  Questo geologo di fama nazionale si è spinto in commenti audaci, ma estremamente motivati: a suo avviso i fondi già stanziati per Genova (si parla di 35 mln di euro) sono “fermi” per contenziosi con le imprese per le gare di appalto, i sindaci sono incapaci di chiudere i progetti definitivi sugli interventi nel territorio. È come dire: gli amministratori locali, deputati alla prevenzione ed alla messa in sicurezza, sono i peggiori nemici dei loro amministrati.

Vetiver Italia si è più volte fatto avanti con idee e soluzioni efficaci ed a basso costo al fine di avviare un sistema di prevenzione nazionale o mirato del dissesto idrogeologico, ci siamo messi in contatto con la Protezione Civile avanzando ipotesi e tipologia di intervento. Ciò è avvenuto almeno cinque anni fa e stiamo ancora aspettando una risposta.

Nel frattempo piove……e continuerà a piovere….